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Condomino moroso: cosa bisogna fare?

· Clarissa D

Un condomino moroso non è solo un problema per l’amministratore — blocca i pagamenti ai fornitori, crea tensioni in assemblea e, nei casi peggiori, fa pagare di più chi è in regola. In questa guida trovi tutto quello che puoi fare: i poteri dell’amministratore, le tempistiche, il decreto ingiuntivo, la sospensione dei servizi e — spesso ignorato — chi paga davvero le spese legali del recupero crediti.

Aggiornato a luglio 2026.

Chi è il condomino moroso

È moroso il condomino che non ha versato la sua quota di spese condominiali entro i termini stabiliti. Tecnicamente la morosità scatta il giorno successivo alla scadenza della rata — ma in pratica l’amministratore interviene dopo 30-60 giorni o quando la soglia definita dal regolamento viene superata.

La riforma del condominio (Legge 220/2012) ha rafforzato significativamente gli strumenti a disposizione per il recupero crediti, eliminando molti ostacoli procedurali che in passato rallentavano l’azione dell’amministratore.

I poteri dell’amministratore contro il condomino moroso

Grazie alla riforma, l’amministratore può agire contro il condomino moroso senza previa autorizzazione dell’assemblea. Non è più necessario nemmeno mettere formalmente in mora il condomino inadempiente prima di procedere.

Gli strumenti principali sono due:

1. Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo

In base all’art. 63 disp. att. c.c., l’amministratore può richiedere al giudice un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo nei confronti del condomino moroso. Il decreto viene emesso sulla base del rendiconto approvato dall’assemblea e consente di procedere al pignoramento dei beni del moroso anche prima che questi possa opporsi.

Il condomino moroso può opporsi al decreto entro 40 giorni dalla notifica, ma l’opposizione non sospende automaticamente l’esecutività.

2. Sospensione dei servizi comuni

L’amministratore può sospendere al moroso l’utilizzo dei servizi comuni suscettibili di godimento separato e non essenziali. Non possono essere sospesi i servizi indispensabili (riscaldamento nelle ore previste dalla legge, acqua potabile). Possono invece essere sospesi servizi aggiuntivi come piscina condominiale, palestra, parcheggio custodito.

Novità 2026: il DDL 1816/2026 in discussione al Senato amplia il perimetro dei servizi sospendibili e introduce la possibilità di limitare l’accesso ai servizi digitali condominiali (portale online, app) per i morosi.

Entro quando deve agire l’amministratore

L’amministratore ha sei mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale per avviare il recupero forzoso dei crediti (art. 1129, comma 9 c.c.). Se non lo fa entro questo termine, risponde personalmente del danno causato al condominio. Non è una facoltà — è un obbligo.

I dati lo confermano: una morosità gestita entro 6 mesi si recupera nel 92% dei casi. Oltre i 18 mesi la percentuale crolla al 41%. Più si aspetta, più il moroso diventa insolvibile.

Chi paga le spese legali del recupero crediti

Questo è il punto che genera più tensioni in assemblea — e che la maggior parte degli amministratori non spiega bene.

Il principio di cassa: anticipano tutti

Le spese legali per il decreto ingiuntivo (onorario dell’avvocato, spese di notifica, contributo unificato) devono essere anticipate da tutti i condòmini, compresi quelli in regola, in base ai millesimi di proprietà. L’amministratore ha bisogno di liquidità immediata per pagare il legale — e non può attendere l’esito del giudizio.

Il divieto di “auto-giustizia” assembleare

Attenzione: una delibera assembleare che addebita direttamente le spese legali al condomino moroso prima della sentenza è nulla. L’assemblea non ha il potere di condannare — solo il giudice può farlo. Qualsiasi delibera che bypassa questo principio è impugnabile entro 30 giorni.

Il recupero finale

Solo quando il giudice emette il decreto ingiuntivo o la sentenza con condanna alle spese, l’importo delle spese legali viene addebitato in via esclusiva al moroso. A quel punto i condòmini in regola hanno diritto al rimborso di quanto anticipato.

Il paradosso che fa arrabbiare le assemblee è reale: i condòmini virtuosi devono finanziare l’azione legale contro chi non paga, per poi aspettare il recupero. È scomodo, ma è la legge.

Se il debito è verso terzi: la previa escussione

Il caso classico: una ditta ha eseguito lavori nel condominio, la maggioranza dei condòmini ha pagato la propria quota, ma uno o più morosi non hanno versato. La ditta rimane con un credito insoddisfatto.

In questo caso la legge prevede che:

  1. L’amministratore deve fornire alla ditta il nominativo del condomino moroso su richiesta
  2. La ditta può procedere con la previa escussione — cioè deve prima tentare di recuperare il credito direttamente dal moroso prima di rivalersi sugli altri condòmini
  3. Solo se il moroso è insolvibile, la ditta può rivalersi sugli altri condòmini in proporzione ai millesimi di proprietà

Chi paga le spese del condomino moroso quando vende l’immobile

Domanda frequentissima in assemblea: cosa succede se il moroso vende casa?

L’art. 63 disp. att. c.c. è chiaro: chi acquista risponde delle spese condominiali degli ultimi due anni, solidalmente con il venditore. Questo significa che il condominio può rivalersi sull’acquirente per i debiti arretrati degli ultimi 24 mesi, anche se questi non sapeva della morosità al momento dell’acquisto.

Prima di acquistare un appartamento in condominio, è sempre consigliabile richiedere all’amministratore una dichiarazione liberatoria che attesti l’assenza di debiti condominiali a carico dell’unità.

Come prevenire la morosità condominiale

Le misure preventive sono più efficaci del recupero crediti:

  • Solleciti automatici — un sistema di avvisi periodici riduce la morosità del 35-50% senza aumentare il lavoro dell’amministratore
  • Pagamento digitale delle rate — la possibilità di pagare online riduce i ritardi dovuti a dimenticanze o difficoltà operative
  • Fondo di riserva adeguato — un fondo ben dimensionato permette al condominio di far fronte alle spese anche in presenza di morosi, senza interrompere i servizi
  • Regolamento chiaro — un regolamento condominiale che definisce scadenze, interessi di mora e conseguenze dell’inadempimento riduce le ambiguità

Domande frequenti sul condomino moroso

Dopo quanto tempo si è considerati morosi in condominio?

Tecnicamente dal giorno successivo alla scadenza della rata. In pratica l’amministratore interviene dopo 30-60 giorni o secondo la soglia definita dal regolamento condominiale.

L’amministratore può agire senza il voto dell’assemblea?

Sì. Dal 2012 (Legge 220/2012) l’amministratore può richiedere il decreto ingiuntivo contro il moroso senza previa autorizzazione assembleare. Anzi, se non lo fa entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio, risponde personalmente del danno.

Il condomino moroso può partecipare all’assemblea e votare?

Sì, può partecipare e votare su tutte le delibere, anche se è moroso. Il diritto di voto non è condizionato al pagamento delle quote. Tuttavia il regolamento condominiale contrattuale può prevedere limitazioni specifiche.

Si possono staccare i servizi al condomino moroso?

Solo i servizi non essenziali e suscettibili di godimento separato. Non si può sospendere il riscaldamento nelle ore obbligatorie per legge né l’acqua potabile. Si possono sospendere servizi aggiuntivi come parcheggio custodito, piscina, palestra condominiale.

Chi paga se il moroso non ha soldi?

Se il moroso è insolvibile, i condòmini in regola devono coprire la quota mancante in proporzione ai propri millesimi, per garantire i pagamenti ai fornitori. È uno dei motivi per cui è fondamentale agire tempestivamente e mantenere un fondo di riserva adeguato.

Cosa succede se compro un appartamento con debiti condominiali?

Rispondi solidalmente con il venditore per le spese condominiali degli ultimi due anni (art. 63 disp. att. c.c.). Prima di acquistare, chiedi sempre all’amministratore una dichiarazione liberatoria che attesti l’assenza di debiti.


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