Nessun commento

Antenne tv in condominio: regole, costo e come funziona la centralizzata

 Le antenne tv in condominio rappresentano un discorso molto importante per la vita condominiale. Sono tanti i condomini che hanno problemi o dubbi su tale argomento e in questo articolo offriamo una guida completa sulle antenne tv condominiali: dalle regole al costo, dalla ripartizione spese a come funziona l’antenna centralizzata. Sul nostro sito, inoltre, trovi una guida speciale sul lastrico solare. Per gli impianti condominiali radiotelevisivi, nello specifico antenne tv, il 2022 ha rappesentano l’anno della svolta. Causa di tale processo di cambiamento è il passaggio dalle reti tradizionali allo standard Dvb-T2. 

Pubblicità

Antenne tv in condominio: cosa dice la legge

Prima di approfondire il discorso sulle antenne tv in condominio. Partiamo riportando cosa dice la legge sulle antenne tv in condominio. “Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso” recita l’art. 1102 c.c..

Regole sulle antenne tv in condominio

La normativa sulle antenne tv in condominio non vieta l’installazione di un’antenna singola ma è importante rispettare alcune regole stabilite da una normativa del 2012.

  • Non bisogna recare pregiudizio alle parti comuni dell’immobile o alle proprietà private altrui
  • Non bisogna pregiudicare la sicurezza dell’immobile
  • Non bisogna pregiudicare il decoro architettonico dell’edificio
  • Non bisogna pregiudicare il libero uso della proprietà altrui secondo la sua destinazione
  • Non serve un’autorizzazione per installare un’antenna
  • Si può installare un’antenna tv su parti private altrui solo se impossibilitati ad usare uno spazio proprio o ad avvalersi dell’antenna centralizzata comune del condominio

Antenna tv condominiale centralizzata: ripartizione spese e costo

In questo paragrafo, invece, vediamo chi paga l’antenna tv condominiale centralizzata: come funzionano le spese di riparazione, manutenzione e sostituzione dell’antenna in condominio. Tutte queste spese per le antenne tv condominiali sono a carico dei proprietari. Vale il principio che vale per ogni bene comune: pagano tutti i condòmini. Anche chi sono possiede una televisione è tenuto a pagare la sua parte delle spese dedicate alla gestione dell’antenna centralizzata ma non deve pagare le spese d’uso del servizio, come ad esempio l’energia elettrica e il canone Rai.  Quindi chi non ha la televisione in casa o chi si vale di una propria parabola deve contribuire alle spese dell’antenna centralizzata. 

Quanto costa l’antenna condominiale centralizzata

L’antenna condominiale centralizzata rappresenta un risparmio economico per i condomini rispetto all’installazione di un impianto individuale proprio perché la spesa, con un antenna centralizzata, è ripartita fra i vari condomini. Ma quanto costa? 

  • Antenna parabolica: da 250 a 350 euro
  • Antenna digitale terrestre: da 400 a 500 euro
  • Amplificatore segnale: da 100 a 200 euro
  • Antenna condominiale impianto centralizzato: da 650 a 800 euro

Come staccarsi dall’antenna tv condominiale centralizzata

Ogni condomino può staccarsi dall’antenna centralizzata condominiale per installare un’antenna privata per un uso esclusivo e per la quale sarai l’unico a pagare eventuali costi di sostituzioni o manutenzioni. Esistono dei limiti da rispettare previsti dal Codice Civile. Serve il permesso dell’assemblea condominiale? Dipende: se non ci sono modifiche alle parti comuni non è necessario il permesso dell’assemblea condominiale. In caso di modifiche alle parti comuni, il condomino deve comunicare la sua intenzione all’amministratore, che dovrà poi convocare l’assemblea per discutere di queste modifiche. L’assemblea potrà negare il permesso ad eseguire i lavori nel caso siano troppo rilevanti o vadano a incidere sull’estetica del palazzo, ma non può vietare l’installazione dell’antenna privata. 

Antenne tv condominiali, cos’è il Dvb-T2? 

Lo standard Dvb-T2 non rappresenta altro che l’evoluzione dei sistemi di trasmissione televisiva. Sembra ieri quando abbiamo assistito al passaggio dal sistema analogico al digitale. Adesso ci troviamo ad affrontare una nuova rivoluzione che segnerà ancora di più il periodo storico: perché? Beh la risposta è abbastanza semplice ed è possibile sintetizzarla in questo modo:

  1. Lo standard Dvb-T2 è nato dalla necessità di rimanere al passo con i tempi. Se pensiamo alla continua evoluzione della telefonia mobile e all’imminente passaggio alla rete 5G, ci rendiamo conto che a breve le vecchie reti di comunicazione smetteranno di aver ragione di esistere. Il codice di compressione Hevc (High Efficency Video Coding) permetterà lo switch on del nuovo standard e lo spegnimento definitivo del vecchio;
  2. Nei prossimi si procederà anche al ritiro dal commercio dei vecchi televisori per venderne di nuovi muniti dello standard Dvb-T2. Chiunque voglia continuare a utilizzare il proprio tv potrà acquistare un decoder di nuova generazione;
  3. Le principali differenze tra il vecchio e il nuovo servizio riguardano: la velocità del servizio, la definizione delle immagini (passaggio da 4k a 8k), la risoluzione delle immagini (passaggio da 3840×2160 a 8192×4320);
  4. Un problema che verrà rilevato, a passaggio completato, sarà quello relativo ai canali. Il nuovo standard infatti non prevede il passaggio e la sintonizzazione in automatico dei vecchi canali come era successo con il digitale. Questo perché nel nuovo sistema non ci sarà più spazio digitale per lo stesso numero di multiplex (tecnica di trasmissione e diffusione del segnale televisivo tramite il quale più canali sono diffusi assieme sulla medesima banda di frequenze). Lo spazio limitato costringerà più emittenti a condividere lo stesso multiplex e questo comporterà per l’utente, con il passaggio al Dvb-T2, l’obbligo di risintonizzazione manuale dei canali televisivi.

Bonus TV 2021

La necessità di adeguare le nostre TV allo standard Dvb-T2 ha fatto si che all’interno della Legge di Bilancio 2021 sia stato inserito un bonus rottamazione TV. Il bonus tv è partito dal 23 agosto 2021.

Come funzionava il bonus tv?

Il bonus consisteva in uno sconto sul costo della nuova TV del 20%, fino ad un massimo di 100€, rottamando apparecchi televisivi comprati prima del 22 dicembre 2018 e che non adottavano i nuovi standard del digitale terrestre. Per usufruire del bonus tv bastava recarsi presso un rivenditore o presso un’isola ecologia, che smaltiva la vecchia tv, compilare il modulo previsto dal mise ed essere in regola con il pagamento del canone tv. I rivenditori recuperava lo sconto come credito d’imposta utilizzabile in compensazione con il codice tributo “6927”.

Nessun commento

Fotovoltaico in condominio: tutto quello che c’è da sapere

fotovoltaico_in_condominio

Negli ultimi anni, il fotovoltaico è stato scelto da sempre più persone che si tratti di soggetti privati o di condomini. Vediamo nel dettaglio regole e opportunità. In questo articolo approfondiamo in modo completo l’argomento sul fotovoltaico in condominio, cosa dice la legge, quali sono i costi e tutto quello che c’è da sapere. Dal problema del fotovoltaico condominiale e le parti comuni fino alle detrazioni e alla ripartizione del tetto. Sul nostro sito inoltre trovi anche una guida sull’ascensore condominiale, con le regole sulla ripartizione delle spese.

Pubblicità

Fotovoltaico in condominio

La riforma del condominio 220/2012 ha segnato la svolta per quanto riguarda il fotovoltaico in condominio, rendendo possibile l’istallazione di tali impianti negli edifici. La vera legittimazione a tale pratica però è avvenuta il 13 febbraio 2020 quando è stato approvato un emendamento UE nelle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera. Tale emendamento, consente la formazione di comunità energetiche e quindi l’installazione di impianti fotovoltaici condominiali. Il concetto di comunità energetica va quindi ad indicare la suddivisione equa tra le famiglie, dell’energia prodotta tramite l’impianto fotovoltaico condominiale. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.


Impianto fotovoltaico in condominio: privato o centralizzato

La possibilità di sfruttare il fotovoltaico in condominio prevede che i condomini facciano una scelta innanzi tutto sulla tipologia dell’impianto da utilizzare. Le strade da intraprendere sono due: impianto privato o impianto centralizzato. Il primo, andrà a coinvolgere un’unica famiglia appartenente al condominio e il secondo invece tutti i condomini creando quindi una comunità energetica.

https://www.high-endrolex.com/6

Impianto fotovoltaico privato

Come già chiarito nei paragrafi precedenti i singoli proprietari degli appartamenti condominiali posso decidere in autonomia di dotarsi di un impianto fotovoltaico ad uso esclusivo.

I pannelli potranno essere installati sulla proprietà del condomino, su una parte delle proprietà comuni del condominio o richiedere una modifica di queste ultime. Vediamo nel dettaglio cosa bisogna fare:

  • Installazione su proprietà privata richiede che il proprietario dell’immobile comunichi al proprio Comune l’inizio dei lavori;
  • Installazione su parte delle proprietà comuni del condominio richiede l’invio di una comunicazione all’amministratore con i lavori che si vuole svolgere. L’assemblea valuterà i lavori da fare ma non potrà impedirne lo svolgimento;
  • Installazione con modifica delle parti comuni del condominio richiede obbligatoriamente l’autorizzazione dell’assemblea.

Uno tra gli esempi più comuni:  se un condomino volesse installare un impianto fotovoltaico sul proprio balcone potrebbe farlo senza aver bisogno di alcuna approvazione da parte dell’assemblea.

Impianto fotovoltaico centralizzato

Un impianto fotovoltaico centralizzato riguarda l’intero condominio e quindi tutti i proprietari potranno beneficiare dei vantaggi e delle agevolazioni.

Per poter installare tale impianto sarà necessario:

  • Indire un’assemblea condominiale durante la quale discutere dell’argomento;
  • Ottenere voto favorevole da almeno la metà dei condomini.

Se l’assemblea deciderà di approvare i lavori, i costi che ne conseguiranno verranno ripartiti solo tra coloro che avranno dato il consenso all’installazione. Questi condomini, potranno usufruire delle detrazioni fiscali offerte dallo Stato e saranno gli unici a poter beneficiare dell’energia prodotta.

Un ulteriore passaggio che si può fare, qualora l’impianto produca energia in surplus, è quello di investire su un impianto di accumulo o di venderla con il meccanismo dello scambio sul posto.

fotovoltaico_privato_centralizzato

Quanto cosa un impianto centralizzato?

I costi medi per un impianto condominiale da 7kWp (chilowatt di picco – l’unità di misura utilizzata per misurare la potenza istantanea teorica massima producibile da un generatore elettrico,come il modulo fotovoltaico), si aggira attorno ai 6.000€ che include già il 50% di sconto in fattura. Le casistiche che influiscono sul costo del servizio sono molte ed è opportuno per questo far riferimento ad un consulente.

Il GSE, Gestore di sevizi energetici, ha realizzato un simulatore che consente di valutare la convenienza di trasformare la propria casa in un gruppo di autoconsumo o di una comunità energetica.

Detrazione fotovoltaico condominiale 2024

I bonus 2024 per le detrazioni sul fotovoltaico condominiale comprendono diverse agevolazioni fiscali che incentivano l’installazione di pannelli solari su finestre, balconi e sui tetti, con e senza batterie di accumulo. Esiste anche un particolare “Bonus Fotovoltaico” per determinate famiglie, previsto dal Fondo Nazionale per il Reddito Energetico che concede contributi alle famiglie a basso ISEE. Per tutti gli altri, invece, a disposizione c’è il classico bonus dedicato all’acquisto e al montaggio di impianti fotovoltaici sul balcone e sul tetto dei condomini. La detrazione fotovoltaico condominiale può variare in base alle caratteristiche del prodotto: dal Bonus Ristrutturazione del 50% al Superbonus del 70% fino all’Ecobonus del65%.

Ripartizione tetto per fotovoltaico condominiale

Per installare un impianto fotovoltaico sul tetto condominiale bisogna rispettare la ripartizione del tetto del condominio. In mancanza di criteri specifici nel Codice Civile, la ripartizione del tetto ricade sull’assemblea condominiale che dovrà, tramite una votazione a maggioranza, procedere alla segmentazione.

Fotovoltaico in condominio, le agevolazioni

Il GSE riconosce dei corrispettivi economici sull’energia condivisa da un gruppo di autoconsumatori o da una comunità di energia per la durata di 20 anni.

Due tipi di vantaggi economici:

  • La tariffa premio data dall’incentivazione dell’energia elettrica condivisa ai sensi del DM 16 Settembre 2020, pari a 110€ (nel caso di una Comunità di energia rinnovabile) e 100€/MWh (nel caso di un Gruppo di autoconsumatori);
  • Il corrispettivo unitario per la valorizzazione dell’energia elettrica condivisa, differenziato per le due tipologie aggregative di consumatori di energia. In sintesi, si tratta della restituzione delle componenti tariffarie previste dalla Delibera 318/2020.

Superbonus Fotovoltaico 110%

Le modifiche all’art. 119, comma 5 del DL Rilancio hanno introdotto la possibilità di portare in detrazione al 110% le spese sostenute per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici, o di impianti solari fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici, nel caso siano realizzati congiuntamente ad uno degli interventi cosiddetti “trainanti” del Superbonus. La norma prevede la detrazione al 110% delle spese sostenute fino ad un ammontare complessivo non superiore a euro 48.000 e comunque nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico. Nel caso, però, l’intervento si configuri come ristrutturazione edilizia, nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica, tale limite di spesa è ridotto ad euro 1.600 per ogni kW di potenza nominale.

La stessa detrazione è riconosciuta anche per l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici oggetto dell’agevolazione, nel limite di spesa di euro 1.000 per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo.

Per ottenere le agevolazioni è obbligatorio cedere al GSE l’energia non auto-consumata attraverso l’istituto del regime commerciale del “Ritiro Dedicato”.

È inoltre prevista l’erogazione, sempre da parte di GSE, di un incentivo sull’energia elettrica “condivisa” (l’energia immessa nella rete dall’impianto di produzione e contemporaneamente prelevata dai clienti facenti parte della comunità energetica o del condominio).

I benefici del fotovoltaico

Il fotovoltaico recuperato l’investimento iniziale in circa 3-5 anni porta con se diversi benefici:

  1. Autoconsumo che raggiunge quasi il 100% grazie ai consumi condominiali;
  2. Accesso alle agevolazioni statali come i Bonus e i Superbonus 110;
  3. Costi minori in base alla grandezza dell’impianto. Più grande è la superficie più sarà il risparmio.

Superbonus fotovoltaico 110%

Nessun commento

Bonus Sisma 2024: come funziona, detrazioni e requisiti

Una grande novità per i condomini è il bonus sisma 2024. Molti utenti cercano dettagli e informazioni sul bonus per le ristrutturazioni sismiche, chiamato proprio Sismabonus. In questo articolo offriamo una guida completa: come funziona, quali sono le detrazioni per interventi antisismici, la proroga, i requisiti, il bonus acquisti e tutto quello che c’è da sapere. Sul nostro sito, inoltre, trovi l’articolo dedicato al bonus facciate 2024. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.


Pubblicità

Sismabonus 2024, come funziona

In questo paragrafo spieghiamo cosa è e come funziona il bonus sisma 2024, che è dedicato agli interventi di misure antisismiche sugli edifici e che offre la detrazione di una parte delle spese sostenute dalle imposte sui redditi. Cosa dice il sito dell’Agenzia delle Entrare sul Sismabonus? “La detrazione può essere richiesta per le somme spese nel corso dell’anno e può essere ceduta se relativa a interventi effettuati su parti comuni di edifici condominiali. La percentuale di detrazione e le regole per poterne fruire sono diverse a seconda dell’anno in cui la spesa viene effettuata. Sono concesse detrazioni più elevate quando alla realizzazione degli interventi consegua una riduzione del rischio sismico“.

Bonus Sisma condominio: i requisiti

Il Bonus Sisma è rivolto ai contribuenti soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) ma anche ai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (Ires). L’agevolazione può essere usufruita da qualsiasi tipologia di contribuente per interventi realizzati su tutti gli immobili di tipo residenziale e su quelli utilizzati per attività produttive.

L’agevolazione del Bonus Sisma 2024

In cosa consiste l’agevolazione del bonus Sisma del 2024: c’è una detrazione Irpef/Ires del 50% caratterizzata da 5 rate annuali di pari importo con soglia massima di spesa di euro 96.000 per ciascun anno. Se il rischio sismico è ridotto di una classe di rischio, la detrazione diventa del 70%, se è ridotto di due classi di rischio la detrazione diventa dell’80%.

Il Super sisma bonus con detrazione del 110%

Esiste poi il cosiddetto Super sisma bonus,Inoltre, relativo alle spese sostenute dal 1° luglio 2020. L’articolo 119 del decreto legge n. 34/2020 ha infatti introdotto per determinati interventi antisismici la detrazione del 110%. L’Agenzia delle Entrate sottolinea che, con la Circolare 28 del 25 luglio 2022, c’è un principio indiscutibile: non è possibile passare dal “super sismabonus” al “Sismabonus ordinario”.

Requisiti per il Super Sisma Bonus

  • Gli interventi devono essere effettuati da: condomìni; persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione, per interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche; organizzazioni non lucrative di utilità sociale (di cui all’articolo 10, del decreto legislativo n. 460/1997), organizzazioni di volontariato (iscritte nei registri di cui alla legge n. 266/1991) e associazioni di promozione sociale (iscritte nei registri nazionali, regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano, previsti dall’articolo 7 della legge n. 383/2000).
  • Gli immobili devono essere situati in zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e nella zona 3.
  • Le unità immobiliari devono avere destinazione abitativa oppure, se non lo sono ad inizio lavori, lo devono essere a fine lavori con esplicita indicazione sul titolo abilitativo.

Sismabonus, modalità di sostenimento della spesa

Per quanto riguarda invece la modalità di sostenimento della spesa del Sismabonus, i pagamenti saranno effettuati con bonifico bancario/postale “parlante” o bonifico ordinario con la dichiarazione sostitutiva rilasciata dal fornitore. Il termine per sostenere la spesa è il 31 dicembre 2024.

Sisma bonus acquisti: detrazione, requisiti e pagamenti

Infine, parliamo del Sisma bonus acquisti che offre una detrazione Irpef del 75% in 5 rate annuali di pari importo con soglia massima di spesa di 96.000 euro, se il rischio sismico è ridotto di 1 classe di rischio. La detrazione diventa dell’85% se il rischio sismico è ridotto di 2 classi. L’agevolazione può essere usufruita da contribuenti Irpef che acquistano unità residenziali costruite da imprese di costruzione e derivanti da demolizione e ricostruzione nelle zone sismiche 1, 2 e 3. I pagamenti possono essere effettuati con bonifico, carta di debito o carta di credito e il termine per sostenere la spesa è il 31 dicembre 2024. Sul nostro sito è disponibile anche una guida speciale sul fotovoltaico in condominio. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.

Cos’è il Sisma Bonus acquisti

Il Sisma Bonus Acquisti riguarda gli interventi di riduzione del rischio sismico realizzati mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici siti in zone classificate a “rischio sismico 1-2-3” ed è disciplinato dall’art. 16, comma 1-septies, D.L. 4 giugno 2013, n. 63 convertito con L.

https://www.high-endrolex.com/3

3 agosto 2013, n. 90. Si tratta di un’agevolazione “transitoria”, non a regime, che terminerà il 31 dicembre 2024. Grazie al Sisma Bonus Acquisti si potrà avere una detrazione pari al 75% del prezzo di acquisto della singola unità immobiliare se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico ma l’atto di compravendita dovrà essere stipulato entro il 31 dicembre 2024 perché dopo tale data non sarà più possibile usufruire del Sisma Bonus Acquisti.

Nessun commento

Lastrico solare, cos’è: significato, definizione e regole

Quando si parla di lastrico solare non sempre si hanno le idee chiare. Non esiste una definizione riconosciuta scientificamente per spiegare cos’è il lastrico solare. Possiamo dire in generale che si tratta di una struttura piana posta all’apice dell’edificio a protezione e copertura dello stesso. In questo articolo spieghiamo cos’è il lastrico solare: dalla definizione al significato e all’utilizzo di quello non calpestabile. Sul nostro blog, inoltre, è disponibile una pagina sulle regole per il barbecue in condominio

Pubblicità

Lastrico solare: definizione e significato

Una sentenza della Cassazione (13 dicembre n. 27942) ha stabilito che per lastrico solare deve intendersi: “La superficie terminale dell’edificio che abbia la funzione di copertura/tetto delle sottostanti unità immobiliari, comprensivo di ogni suo elemento, sia pure accessorio, come la pavimentazione”. In molti, poi, si chiedono non solo cosa sono i lastrici solari ma anche a cosa servono. Scopri tutto quello che c’è da sapere di seguito. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Lastrico solare o terrazza: Quali sono le differenze?

Il lastrico solare può, come abbiamo già detto, svolgere la funzione di tetto. Questo infatti può anche essere costituito da una superficie calpestabile, ma il fatto di poter essere calpestato non ne cambia la sua destinazione, che rimane quella di copertura degli ambienti sottostanti.

La terrazza invece può essere definita come copertura ma con il perimetro ben delimitato da ringhiere, balaustre o muretti con funzione di protezione.

Pertanto la protezione di un lastrico solare ne va a modificare la sua destinazione d’uso da solaio di copertura a terrazza praticabile, ma dietro il rilascio di autorizzazioni a costruire (Trib. civ. Salerno, 10 novembre 1989).

Lastrico solare ad uso comune e ad uso esclusivo

Il lastrico solare può essere di proprietà ad uso comune o di proprietà esclusiva. Vediamo quali sono le differenze:

  • Se è una proprietà ad uso comune ogni condomino ha il diritto di sfruttarlo entro i limiti della libertà altrui.
  • Se è ad uso esclusivo il condomino che ne avrà la proprietà sarà l’unico a poterlo sfruttare.

Cosa si intende per lastrico condominiale non calpestabile 

Il lastrico solare condominiale non calpestabile è un’area comune del condominio che non può essere utilizzata per scopi di transito o per attività che comportino un carico eccessivo. Solitamente, questa area è destinata a ospitare impianti tecnologici, come pannelli solari o antenne. Secondo il Codice Civile italiano, l’utilizzo è regolato dall’assemblea condominiale, che stabilisce le modalità di utilizzo e le eventuali limitazioni. Il lastrico colare condominiale non calpestabile deve essere mantenuto in buono stato di conservazione.

Chi deve pagare le spese di gestione e rifacimento del lastrico solare?

La distinzione tra proprietà comune e utilizzo esclusivo va a influenzare anche la ripartizione delle spese condominiali per la manutenzione ordinaria e per eventuali lavori di rifacimento.

Prima di determinare chi deve pagare cosa, vogliamo fare chiarezza su un punto. Quando si parla di uso esclusivo del lastrico solare non bisogna dimenticare che questo, svolgendo la funzione di protezione dell’edificio, è comunque parte dei beni strutturali del condominio. In virtù di questo interviene il codice civile con l’art 1126 c.c. che sui lastrici solari  in uso esclusivo, specifica che: “quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condòmini,

https://www.high-endrolex.com/2
quelli che ne hanno l’uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico. Gli altri due terzi sono a carico di tutti i condòmini dell’edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve“.

Per quanto riguarda i lastrici solari di proprietà comune le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria verranno ripartite per tutti i condòmini dell’edificio in base alle quote millesimali di proprietà.

Le innovazioni

Fino ad ora ci siamo limitati a individuare i soggetti obbligati a pagare per la manutenzione ordinaria e per i lavori di rifacimento del lastrico solare. Ma se gli interventi fossero solo accessori e quindi a scopo di abbellimento? In questo caso come si dovrebbe procedere?

Per la proprietà comune andrebbe messa la questione ai voti in sede di assemblea e qualora fosse accettata ci sarebbe una ripartizione delle spese secondo i millesimi di proprietà.

Per quanto riguarda il lastrico ad uso esclusivo, il condomino in questione dovrà porre la questione in sede assembleare. Dimostrando che con i lavori non modificheranno la regolarità strutturale dell’edificio. Qualora gli altri condòmini fossero d’accordo, il condomino proprietario potrà iniziare i lavori accollandosene tutti i costi.

Nessun commento

Ascensore condominiale: spese, uso e manutenzione

Uno degli argomenti più spinosi quando si parla di condomini è l’ascensore condominiale: dall’uso alla manutenzione, dai costi ai lavori. L’Italia è la nazionale con il maggior numero di ascensori e quindi sono tanti i condòmini che cercano informazioni su cosa dice la legge italiana sull’ascensore condominiale: un problema non da poco per l’amministratore di condominio, che è il responsabile della manutenzione degli impianti comuni. In questo articolo approfondiamo il discorso sull’ascensore condominiale parlando di costi, uso, regole, manutenzione, della maggioranza che serve per l’installazione e tutto quello che c’è da sapere sull’argomento. Sul nostro sito, inoltre, è disponibile un articolo sulla pulizia delle scale in condominio.

Pubblicità

Ascensore condominiale in regola, cosa dice la legge

Un ascensore condominiale deve avere determinati requisiti per essere considerato in regola. Cosa dice la legge in Italia? Il codice civile, all’art. 1117 sulle parti comuni dell’edificio, specifica che sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani, o porzioni di piani di un edificio; se il contrario non risulta dal titolo, anche le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condòmini. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.


Ascensori nuovi, le regole sulle dimensioni

Negli ascensori moderni, la cabina deve misurare almeno L 95 x P 130 cm. Le porte devono essere a scorrimento automatico o ad anta incernierata e devono rimanere aperte almeno 8 secondi.

Ascensore condominiale: quanto costa?

Il prezzo di un ascensore condominiale interno parte dai 10mila euro. Il costo ovviamente cresce in base al numero di piani da servire e dalle caratteristiche della cabina. Per condomini di 4 piani il costo può aumentare fino a raggiungere i 35mila euro. Il costo di un ascensore esterno è più o meno uguale. Soluzione consigliata quando all’interno degli edifici non c’è spazio sufficiente per creare un vano. Si parte da impianti di 10mila euro e possono crescere fino a 25mila per 2 piani.

Spese condominio ascensore: chi deve pagare?

Una domanda molto frequente riguarda le spese per l’ascensore condominiale. La legge è molto chiara riguardo alle spese che spettano al proprietario e quelle che deve pagare il locatore. Ricordiamo che il locatore ha sempre diritto di prendere visione dei giustificativi delle spese concernenti l’ascensore.

  • Spese d’uso e di manutenzione ordinaria spettano all’affittuario. Lo prevede la legge n. 392/1978: sono interamente a carico dell’affittuario, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore.
  • Spese per la verifica biennale sono a carico del conduttore, perché è una tipologia di manutenzione ordinaria.
  • Spese straordinarie di intervento sull’impianto e sulla sua funzionalità complessiva: il costo dell’adeguamento è in carico al proprietario.
  • Spese per la manutenzione straordinaria sono del proprietario.

Chi sta al piano terra deve pagare l’ascensore condominiale?

Una domanda molto frequente riguarda anche il pagamento dell’ascensore condominiale da parte di chi sta al piano terra. Chi sta al piano terra deve pagare l’ascensore condominiale? La risposta è Sì perché l’ascensore è una parte comune del condominio e quindi tutti i condòmini sono tenuti a partecipare alle spese di gestione delle parti comuni. Nel caso d’installazione di un ascensore in un “vecchio” stabile è possibile trovare delle soluzioni che vengano incontro ai condòmini che abitano al piano terra o che hanno negozi o uffici con accessi indipendenti. Sul nostro sito trovi anche una pagina con tutto quello che c’è da sapere sul riscaldamento condominiale.

Installazione ascensore condominiale: chi decide?

Come recita il comma 5 dell’art. 1136 del codice civile, la decisione di installare un ascensore in condominio spetta all’assemblea che deve deliberare con la maggioranza degli intervenuti e almeno i 2/3 dei millesimi dell’intero edificio: le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni previste dal primo comma dell’art. 1120 devono essere sempre approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell’edificio. Se la richiesta dell’ascensore condominiale è finalizzata all’abbattimento delle barriera architettoniche per la presenza di una persona anziana o con difficoltà a deambulare nel condominio, la deliberà può essere approvata a maggioranza semplice.

Ascensore condominiale: che maggioranza serve per l’installazione

Per l’installazione di un ascensore in un condominio occorre un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti nell’assemblea: almeno i 2/3 del valore dell’intero edificio (cioè, almeno 666,66 millesimi). ESEMPIO: in un condominio di 15 proprietari, 10 partecipano all’assemblea e 9 di essi votano per l’installazione. L’ascensore non potrà comunque essere installato se i favorevoli non raggiungono almeno 666,66 millesimi.

https://www.high-endrolex.com/4

Per l’approvazione dell’ascensore in condominio serve infatti una maggioranza qualificata, che è quella degli intervenuti in assemblea (maggioranza per teste) che rappresentino almeno 2/3 dei millesimi totali (maggioranza per quote).

Manutenzione ascensore, a chi spetta

A stabilire i principi in base a cui le spese dell’ascensore devono essere ripartite in condominio è l’articolo 1124 del codice civile. L’articolo recita infatti: “Le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari, e per l’altra metà esclusivamente in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo”.

Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.



Nessun commento

Pulizia scale condominio: regole, ripartizione spese e normativa

La pulizia scale condominio è spesso causa di litigi tra condòmini. La presenza delle scale è assolutamente necessaria perché consentono di collegare i vari piani di un edificio. Proprio per questa loro funzione le scale condominiali sono inserite tra i beni oggetto di proprietà comune. Quando si tratta della pulizia scale condominiali, cosa dice la legge? Come si effettuano le ripartizioni, ma sopratutto a chi spetta il pagamento delle spese condominiali? Nell’articolo, risponderemo alle vostre domande e a molto di più: ad esempio come si ripartiscono le spese per le pulizie delle scale nei condomini. E’ molto importante conoscere le regole della pulizia della scale in condominio: dalla normativa alla ripartizione delle spese. Chi abita al primo piano deve pulire tutte le scale? O pagare la pulizia delle scale? Cosa fare se un condomino non pulisce le scale? Come si fanno le pulizie in un condominio senza amministratore? In questo articolo si trovano tutte le informazioni sulle regole e sulla normativa relativa alla pulizia delle scale in un condominio. Ti ricordiamo che in questo sito è disponibile anche una guida speciale sulle regole dei panni stesi in condominio.

Pubblicità

Pulizia scale condominio: la normativa

Il codice civile disciplina la gestione delle scale e per cui anche la loro pulizia e relativa ripartizione delle spese.

Gli articoli che disciplinano la materia sono i seguenti:

  • Secondo l’art. 1117 c.c. le scale sono considerate proprietà comune e quindi spetta a tutti i condòmini contribuire alla pulizia e alla manutenzione. Sono comprese anche le scale esterne e quelle a piano terra con accesso alla strada. Le spese devono essere ripartite secondo le modalità disciplinate non solo tra i coinquilini regolari ma anche tra i proprietari di negozi, studi, laboratori e garage;
  • Art. 1123 c.c. La norma sancisce che le spese per la pulizia scale condominio devono essere divise in base alla misura nella quale vengono adoperate, cioè in base al piano in cui il condomino abita. Chi abita al primo piano paga meno di chi abita all’ultimo;
  • Oltre al codice civile anche il Regolamento condominiale, approvato da tutti i condomini, stabilisce le modalità di manutenzione del vano scale. Mentre spetta all’amministratore di condominio il compito di far rispettare la normativa e risolvere eventuali conflitti.

Ripartizione spese pulizie scale condominio

Il costo delle spese per la pulizia delle scale condominiali segue un criterio diverso in base al tipo di manutenzione che sia essa ordinaria o straordinaria. Vediamo come:

  • Per la manutenzione ordinaria, le spese per la pulizia delle scale condominiali vanno suddivise in base al criterio dell’altezza del piano;
  • Per la manutenzione straordinaria, le spese sono suddivise per metà in ragione dell’altezza del piano e per metà in ragione dei millesimi di proprietà;
  • Il condominio può, attraverso un’assemblea, decidere di dotarsi delle cosiddette tabelle d’uso e/o delle scale redatte da tecnici abilitati con lo scopo di ripartire solo le spese delle pulizia scale.

Resta comunque ferma l’opzione di seguire i dettami del regolamento condominiale per la ripartizione delle suddette spese. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Spese pulizie scale condominio: come si ripartiscono

Molti condomini vogliono maggiori informazioni su come si ripartiscono le spese relative alla pulizia delle scale in un condominio. In questo paragrafo spieghiamo come si dividono le spese delle pulizie, specificando che se un condominio è formato da più edifici i condomini dell’edificio “A” suddivideranno solo le spese delle scale del relativo edificio. 

Come si dividono le spese per la pulizia scale nei condomini:

  • metà della spesa viene divisa in base ai millesimi;
  • l’altra metà della spesa viene divisa in proporzione all’altezza di ciascun piano (i piani alti pagheranno più dei piani bassi).
  • Nel caso di proprietari allo stesso piano si suddivide su base di millesimi di proprietà.

Per quanto riguarda le scale condominiali va compresa anche la parte in muratura che le sostiene e quindi nel caso di lavori che interessano la parte in muratura, opere di consolidamento della struttura portante, la ripartizione delle spese dei lavori avviene così: il 50% in base all’altezza e il 50% in base ai millesimi.

Chi paga le spese delle pulizie scale?

Secondo la Cassazione: “Alle spese per la pulizia delle scale condominiali devono contribuire tutti i condòmini, compresi i proprietari di autorimesse, laboratori/negozi e gli aventi accesso autonomo e quindi indipendente da quello destinato agli altri piani dell’edificio,

https://www.traditionrolex.com/50

nonché i proprietari di seminterrati senza accesso ad altri piani”.

La pulizia delle scale condominiali, dunque non rappresenta un particolare caso di ripartizione, in quanto ogni condòmino è obbligato a corrispondere al condominio la propria quota come descritto nel paragrafo precedente.

Pulizia scale condominio senza amministratore

Chi gestisce la pulizia delle scale in un condominio senza amministratore? Il primo pensiero è di procedere a turno, o con la pulizia in prima persona o incaricando una persona terza. Ci dovrebbe essere quindi un accordo tra le varie parti per pulire a turno: si decidono i turni, e ciascuno si occupa della pulizia delle scale quando tocca a lui. Quando invece non si riesce a trovare l’accorso per i turni, la situazione diventa molto più complicata: possono emergere delle tensioni, anche perché non è possibile agire per vie legali. Alcune sentenze della Cassazione, come la n. 16485 del 22 novembre 2002, hanno infatti stabilito che non è possibile costringere un condominio a partecipare a un programma di pulizia scale. Non è possibile nemmeno costringerlo a delegare il suo turno a un terzo. 

La pulizia scale ‘fai da te’: le regole

Se generalmente ci si affida a una ditta di pulizie, capita che in alcuni condomini si preferisca ricorrere a turnazioni tra i condòmini o ad affidare la pulizia delle scale solo a uno di essi.

Questa è una scelta che viene fatta soprattutto con la volontà di risparmiare. La legge consente di poter optare per questa possibilità, ma capita spesso che non duri a lungo perché qualcuno può dimenticare il proprio turno o non vuole più occuparsi personalmente della pulizia.

In questi casi si può andare incontro a litigi tra condòmini, ma la ragione dove sta?
La Corte di Cassazione viene incontro a chi cambia idea in un secondo momento rendendo legittima la decisione di ritirarsi dall’incarico. Ogni delibera condominiale diviene nulla poiché la legge stabilisce che i condòmini sono obbligati a contribuire alle spese per le pulizie, ma non a pulire personalmente gli spazi comuni.

Per questo motivo se si deliberano le pulizie fai da te, il consiglio è quello di raggiungere la maggioranza assoluta in assemblea condominiale perché, in caso contrario, si rischia che in futuro uno dei condòmini possa rifiutare la scelta presa dagli altri e non pulire.