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Animali in condominio: regole e cosa dice la legge

Quando si parla degli animali in condominio le opinioni in merito sono contrastanti: da una parte c’è chi li accetta o che magari ne possiede, dall’altra chi non è d’accordo e vorrebbe impedirne l’entrata. In questo articolo approfondiamo il discorso sulle regole per gli animali in condominio: cosa dice la legge? Chi avrà ragione? Sarà possibile impedire l’accesso al condominio agli animali? Con questo articolo cercheremo di fare chiarezza su chi possiede cani o gatti o altri animali domestici in condominio. Sul nostro sito è disponibile anche una guida sulla pulizia delle scale condominiali.

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Animali in condominio: cosa dice la legge

Con la riforma del condominio 220/2012 la giurisprudenza ha deciso di introdurre degli articoli che possano appianare le discussioni facendo chiarezza. In particolare l’articolo 1138, comma 5, del Codice Civile stabilisce che il regolamento condominiale non può impedire la presenza di animali all’interno del condominio. Anche prima dell’intervento normativo, la giurisprudenza si era pronunciata contro l’ipotesi di vietare categoricamente il possesso di animali ai condòmini (cfr. Cass. civ. n. 3705/2011). Tutto ciò, riconoscendo la legittimità di un intervento limitativo del diritto di proprietà nella sola ipotesi in cui il proprietario dell’immobile si fosse contrattualmente obbligato a non detenere animali nella propria unità abitativa (cfr. Trib. Piacenza, 10.04.2001).

Le regole sugli animali in condominio

Nonostante la legge stabilisca che il regolamento condominiale non possa vietare ai condomini di possedere un animale tuttavia alcuni pensieri divergono sull’ipotesi di applicabilità dell’art. 1138 c.c. agli altri regolamenti esistenti. È il caso, per esempio, del regolamento di contratto. Su questa ipotesi dunque due sono le tesi: una cosiddetta restrittiva, che sostiene che l’art. 1138 c.c. non sia applicabile anche agli altri regolamenti e una cosiddetta estensiva per la quale il 1138 sarebbe valido per tutti i regolamenti.

Animali in condominio: accesso alle parti comuni

Finora ci siamo occupati di analizzare cosa dice la legge per quanto riguarda il possesso di un animale all’interno della proprietà esclusiva. Per quanto riguarda le parti comuni trova applicazione la disciplina dell’articolo 1102 c.c. che impone di contemperare gli interessi di tutti i comproprietari, garantendo il pieno e libero uso e godimento da parte di ognuno senza abusi in danno agli altri.

Ciò permette dunque al padrone di far transitare il proprio animale nelle aree comuni comprese scale e ascensore.

Ammessa, dunque,  la legittimità della presenza degli animali nelle singole unità immobiliari è importante che il padrone dell’animale segua delle regole di serena convivenza. La violazione di tali norme potrebbe costituire condotta idonea ad impedire agli altri l’uso secondo diritto del bene comune, e giustificare il divieto di transito e permanenza nello stesso dell’animale.

Tra le regole che il padrone di un animale domestico è tenuto a seguire ci sono:

  1. Tenere l’animale al guinzaglio e dotarlo di museruola qualora fosse necessario;
  2. Rispettare le regole igienico sanitarie;
  3. Evitare che i versi dell’animale possano disturbare il vicinato (es. abbaio prolungato ecc..).

Cosa s’intende per animale domestico?

Il Codice civile non consente più di vietare la detenzione in condominio di “animali domestici”. Non spiega, però, quali specie possono rientrare in questa definizione.

Poiché le leggi esistenti forniscono più che altro definizioni descrittive di tale categoria di animali (senza fornire elenchi), con riferimento generale a quelli che tradizionalmente vivono con l’uomo e da questo dipendono, si deve ritenere che nei condomini si possano liberamente tenere le specie che più comunemente e da più tempo sono scelte per finalità di affezione o compagnia (come cani o gatti o pesci ornamentali).

Questo significa che deve ritenersi, invece ancora garantita la possibilità di impedire la presenza in condominio di animali esotici (come ad esempio i serpenti o gli altri rettili).

Regole diverse per l’inquilino?

Il contratto di locazione per la sua natura prevede delle regole diverse riguardo la detenzione di animali domestici in condominio. Il proprietario dell’appartamento, in qualità di locatario, può infatti vietarne la proprietà. Da ricordare che il contratto trae la sua validità dalla registrazione. Nel caso in cui, quindi, il contratto non venga registrato l’affittuario non dovrebbe sottostare ad alcun obbligo.

Gatti in condominio: le regole

Avete cani o gatti altri animali in condominio? Il regolamento condominiale non può vietare ai condomini di tenere animali domestici nei propri appartamenti. Se un regolamento condominiale dovesse contenere un simile divieto o dovesse vietare agli animali domestici di transitare nelle parti comuni dello stabile, tali clausole andrebbero considerate nulle. Potrebbe essere considerato valido solo nel caso in cui il divieto fosse stato approvato all’unanimità durante un’assemblea del condominio.

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Ascensore condominiale: costo, spese, regole e manutenzione

Uno degli argomenti più spinosi quando si parla di condomini è l’ascensore condominiale: dall’uso alla manutenzione, dai costi ai lavori. L’Italia è la nazionale con il maggior numero di ascensori e quindi sono tanti i condòmini che cercano informazioni su cosa dice la legge italiana sull’ascensore condominiale: un problema non da poco per l’amministratore di condominio, che è il responsabile della manutenzione degli impianti comuni. In questo articolo approfondiamo il discorso sull’ascensore condominiale parlando di costi, uso, regole, manutenzione, della maggioranza che serve per l’installazione e tutto quello che c’è da sapere sull’argomento. Sono in molti a chiedersi quale sia il costo dell’ascensore di un condominio di 4 o 6 piani e anche tante altre domande, come le spese di manutenzione sull’ascensore condominiale. In questa pagina trovi tutto quello che c’è da sapere. Sul nostro sito, inoltre, è disponibile un articolo sulla pulizia delle scale in condominio.

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Ascensore condominiale, cosa dice la legge

Un ascensore condominiale deve avere determinati requisiti per essere considerato in regola. Cosa dice la legge in Italia? Il codice civile, all’art. 1117 sulle parti comuni dell’edificio, specifica che sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani, o porzioni di piani di un edificio; se il contrario non risulta dal titolo, anche le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condòmini. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.


Ascensore condominiale, regole e dimensioni

Negli ascensori moderni, la cabina deve misurare almeno L 95 x P 130 cm. Le porte devono essere a scorrimento automatico o ad anta incernierata e devono rimanere aperte almeno 8 secondi.

Ascensore condominiale: quanto costa?

Il prezzo di un ascensore condominiale interno parte dai 10mila euro. Il costo ovviamente cresce in base al numero di piani da servire e dalle caratteristiche della cabina. Per condomini di 4 piani il costo può aumentare fino a raggiungere i 35mila euro. Il costo di un ascensore esterno è più o meno uguale. Soluzione consigliata quando all’interno degli edifici non c’è spazio sufficiente per creare un vano. Si parte da impianti di 10mila euro e possono crescere fino a 25mila per 2 piani. Di seguito una lista dei possibili costi di un ascensore in base al numero di piani del condominio. Ovviamente il costo dell’ascensore condominiale è approssimativo e può variare di caso in caso. Nell’elenco di seguito prendiamo in considerazione un ascensore condominiale ‘medio’ con una portata di 4 persone (fino a 350kg).

  • Costo ascensore condominio 3 piani: in media 20.000€
  • Costo ascensore condominio 4 piani: in media 21.400€
  • Costo ascensore condominio 5 piani: in media 23.400€
  • Costo ascensore condominio 6 piani: in media 24.100€

Spese condominio ascensore: chi deve pagare?

Una domanda molto frequente riguarda le spese per l’ascensore condominiale. La legge è molto chiara riguardo alle spese che spettano al proprietario e quelle che deve pagare il locatore. Ricordiamo che il locatore ha sempre diritto di prendere visione dei giustificativi delle spese concernenti l’ascensore.

  • Spese d’uso e di manutenzione ordinaria spettano all’affittuario. Lo prevede la legge n. 392/1978: sono interamente a carico dell’affittuario, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore.
  • Spese per la verifica biennale sono a carico del conduttore, perché è una tipologia di manutenzione ordinaria.
  • Spese straordinarie di intervento sull’impianto e sulla sua funzionalità complessiva: il costo dell’adeguamento è in carico al proprietario.
  • Spese per la manutenzione straordinaria sono del proprietario.

Chi sta al piano terra deve pagare l’ascensore condominiale?

Una domanda molto frequente riguarda anche il pagamento dell’ascensore condominiale da parte di chi sta al piano terra. Chi sta al piano terra deve pagare l’ascensore condominiale? La risposta è Sì perché l’ascensore è una parte comune del condominio e quindi tutti i condòmini sono tenuti a partecipare alle spese di gestione delle parti comuni. Nel caso d’installazione di un ascensore in un “vecchio” stabile è possibile trovare delle soluzioni che vengano incontro ai condòmini che abitano al piano terra o che hanno negozi o uffici con accessi indipendenti. Sul nostro sito trovi anche una pagina con tutto quello che c’è da sapere sul riscaldamento condominiale.

Installazione ascensore condominiale: chi decide?

Come recita il comma 5 dell’art. 1136 del codice civile, la decisione di installare un ascensore in condominio spetta all’assemblea che deve deliberare con la maggioranza degli intervenuti e almeno i 2/3 dei millesimi dell’intero edificio: le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni previste dal primo comma dell’art. 1120 devono essere sempre approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell’edificio. Se la richiesta dell’ascensore condominiale è finalizzata all’abbattimento delle barriera architettoniche per la presenza di una persona anziana o con difficoltà a deambulare nel condominio, la deliberà può essere approvata a maggioranza semplice.

Ascensore condominiale: che maggioranza serve per l’installazione

Per l’installazione di un ascensore in un condominio occorre un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti nell’assemblea: almeno i 2/3 del valore dell’intero edificio (cioè, almeno 666,66 millesimi). ESEMPIO: in un condominio di 15 proprietari, 10 partecipano all’assemblea e 9 di essi votano per l’installazione. L’ascensore non potrà comunque essere installato se i favorevoli non raggiungono almeno 666,66 millesimi.

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Per l’approvazione dell’ascensore in condominio serve infatti una maggioranza qualificata, che è quella degli intervenuti in assemblea (maggioranza per teste) che rappresentino almeno 2/3 dei millesimi totali (maggioranza per quote).

Manutenzione ascensore, a chi spetta

A stabilire i principi in base a cui le spese dell’ascensore devono essere ripartite in condominio è l’articolo 1124 del codice civile. L’articolo recita infatti: “Le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari, e per l’altra metà esclusivamente in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo”.

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Qualità acqua in condominio: costo analisi e obblighi dell’amministratore

Uno degli argomenti più recenti e discussi sulla vita di condominio è quello relativo alla qualità dell’acqua e all’affidabilità degli impianti condominiali per la sua salubrità. In questo articolo andiamo ad approfondire il discorso sulla qualità dell’acqua in condominio: da come si verifica agli adempimenti dell’amministratore condominiale fino alle ultime novità in materia. Ma anche sul costo dell’analisi dell’acqua condominiale e su cosa dice la legge sulla qualità dell’acqua in condominio. In questo articolo scoprirai tutto quello che c’è da sapere. Inoltre, sul nostro sito, trovi anche uno speciale sull’ascensore condominiale.

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Qualità dell’acqua in condominio, cosa dice la legge

Per quanto riguarda la legge sulla qualità dell’acqua in condominio, il nuovo decreto legislativo n. 18 del 23 febbraio 2023 ha previsto degli adempimenti per l’amministratore condominiale, soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità degli impianti relativi alla salubrità dell’acqua. Precedentemente era stato definito che per gli edifici e le strutture in cui l’acqua è distribuita al pubblico, così come per i condomini, il gestore, ossia la figura che somministra l’acqua, doveva verificarne la qualità e la salubrità sino al punto di consegna (ovvero il contatore). Ora invece con il nuovo decreto legislativo 18/2023 gli obblighi in capo all’amministratore e/o ai proprietari diventano più gravosi rispetto al passato, sia per ciò che concerne la qualità e la salubrità dell’acqua e sia per ciò che concerne le eventuali perdite dell’impianto.

La qualità dell’acqua e l’amministratore di condominio

Il decreto legislativo 18/2023 evidenzia inoltre che il gestore della distribuzione idrica interna è l’amministratore di condominio o qualsiasi soggetto che è responsabile del sistema idro-potabile di distribuzione interno ai locali pubblici e privati, collocato fra il punto di consegna e il punto d’uso dell’acqua. E’ l’amministratore, quindi, che deve valutare i sistemi idrici di distribuzione interni agli edifici e dovrà poi adottare le misure necessarie per ripristinare la qualità dell’acqua nei casi in cui ci siano dei rischi per la salute umana. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.


Verifica dell’acqua condominiale, le sanzioni a carico dell’amministratore

Sono previste, inoltre, nell’articolo 23 del Decreto, alcune sanzioni a carico dell’amministratore. Se, nel sistema di distribuzione interno, non viene mantenuto il rispetto dei parametri elencati nell’allegato I, parti A e B è prevista una sanzione a carico dell’amministratore da euro 5.000 a euro 30.000. L’inosservanza dell’obbligo di implementazione di valutazione e gestione del rischio del sistema di fornitura idro-potabile imposti dalle competenti autorità è soggetto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 a 24.000 euro.


Costo analisi acqua condominiale

Il costo dell’analisi di acqua dipende da diverse cose, tipo dal numero dei parametri analizzati e dai metodi analitici eseguiti. Solitamente il prezzo si aggira sui 240 euro ma può arrivare anche ad un massimo di 1.120 euro per una verifica con tutti i parametri richiesti dalla normativa vigente. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo.

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Defibrillatore in condominio: cosa dice la Legge, regole e costi

Uno degli argomenti recenti più discussi per quanto riguarda la vita condominiale è relativo all’obbligo di defibrillatore in condominio. In questo articolo andiamo a vedere tutto quello che c’è da sapere: da cosa dice la Legge ai costi. Quanto costa un defibrillatore? C’è l’obbligo di avere un defibrillatore condominiale? In Italia muoiono ogni oltre 60mila persone per arresto cardiaco e più del 70% dei casi avviene in casa, tra le mura domestiche dove si trascorre la maggior parte della vita. Il 20% di questi decessi potrebbero essere evitati grazie ad un intervento immediato. Proprio per questo ultimamente si sta discutendo sulla necessità di un defibrillatore in condominio. Sul nostro sito trovi diversi speciali molto interessanti sulla vita di condominio: ad esempio, c’è anche una guida speciale su tutto quello che c’è da sapere sulle regole e la ripartizione spese per l’ascensore condominiale

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Obbligo di defibrillatore in condominio

L’obbligo di defibrillatore vale per le Società e Associazioni Sportive e non all’interno dei luoghi di lavoro in aziende private o nei condomini. Diversi Comuni in Italia, però, tramite il Piano Regolatore, hanno reso obbligatorio il defibrillatore DAE semiautomatico nel condominio, con l’utilizzo riservato a personale scelto tra i condomini che faranno il corso blsd.

Installare un defibrillatore in condominio: ecco perché

Avere un defibrillatore in condominio potrebbe salvare molte vite. Andiamo a vedere i motivi principali perché può essere molto importante dotare il condominio di un defibrillatore:

  • Le malattie ischemiche del cuore sono la prima causa di mortalità in Italia
  • La maggior parte dei casi  può essere ‘risolta’ con l’uso tempestivo di un defibrillatore
  • La maggior parte dei casi avviene in ambito domestico
  • Il tempo d’intervento medio, in Italia, da parte di un’ambulanza è tra i 14 e i 18 minuti
  • Avere un Defibrillatore è un pregio ulteriore per l’immobile e l’amministratore

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Defibrillatore in condominio: costi e spese

La spesa del defibrillatore in condominio viene ripartita tra i vari inquilini. Basta un solo defibrillatore portatile DAE posizionato in un punto facilmente accessibile a tutti per rendere sicuro e cardio-proteggere l’intero condominio.

Quanto costa un defibrillatore

Ma quando costa un defibrillatore? In Italia il costo di un defibrillatore si aggira sui 1000 euro, diciamo dagli 800€ ai 1200€, in base alle caratteristiche del dispositivo. Ci sono modelli di defibrillatore anche da 2000€. Il prezzo varia a caratteristiche come la resistenza a fattori atmosferici quali acqua e polvere, il tipo di scarica erogata, le opzioni aggiuntive e altre funzioni. Le aziende possono acquistare un defibrillatore DAE, beneficiando di uno sconto sul premio Inail, mentre per i singoli cittadini il costo potrebbe essere elevato. Per questo, l’idea migliore è quella di condividere la spesa del defibrillatore con gli altri condomini e installarlo, pronto all’uso, in condominio.

Defibrillatore automatico, cos’è e come funziona un DAE

Il defibrillatore è uno strumento capace di erogare una scarica elettrica al cuore quando necessario, per azzerare il battito cardiaco e ristabilirne il ritmo corretto. I modelli di ultima generazione di defibrillatore automatico sono in grado anche di valutare e calibrare automaticamente la scarica elettrica e proprio per questo il DAE (Defibrillatore Automatico Esterno) può essere utilizzato da tutti. Non si possono causare danni. L’uso del DAE in situazioni di emergenza non comporta conseguenze giuridiche e penali (art. 54).

Defibrillatore in condominio: dove installarlo

Il Decreto Ministeriale del 16 marzo 2023 prescrive, non per i condomini nello specifico ma in aree con particolare afflusso di pubblico, il posizionamento di segnali chiari e visibili per indicare il percorso per raggiungere velocemente, in situazioni di emergenza, il defibrillatore. Bisogna essere sicuri, però, che i defibrillatori siano sempre operativi e pronti all’uso. Un responsabile, infatti, deve garantire il monitoraggio regolare delle condizioni operative. La corretta collocazione dei DAE è molto importante: deve essere posizionato in un punto facilmente e rapidamente accessibile a tutti.

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Parcheggio condominiale: uso del cortile, regole e normativa

Il parcheggio condominiale è spesso oggetto di discussioni tra condomini. In questo articolo spieghiamo tutte le regole sul parcheggio del condominio: dall’uso del cortile alle regole, dalla normativa ai divieti. La normativa riguardante il parcheggio condominiale ha raggiunto il pieno compimento attraverso la Riforma del condominio 220/2012. In particolare, l’articolo 1117 c.c. ha aggiunto ufficialmente le aree destinate ai parcheggi tra le parti comuni del condominio. Sul nostro sito trovi anche una guida speciale sul fotovoltaico condominiale

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Parcheggio condominiale: le tipologie

Il parcheggio condominiale può assumere diverse configurazioni in base alla:

  • natura stabilita in fase di costruzione;
  • realizzazione ex novo di spazi adibiti a tale scopo;
  • modifica della destinazione d’uso di una parte comune.

Da questa disinzione derivano differenti categorie di parcheggio come: il box auto, i parcheggi delimitati a strisce e i parcheggi liberi.

Parcheggio Condominiale: la normativa

La giurisprudenza si è espressa anche in merito alla possibilità di utilizzare il giardino e il cortile condominiale come parcheggio. Per quanto riguarda il cortile comune viene definita pacifica l’utilizzabilità come parcheggio in quanto “rientra quella di consentire ai condomini l’accesso a piedi o con veicoli alle loro proprietà, di cui il cortile costituisce un accessorio, nonché la sosta anche temporanea dei veicoli stessi, senza che tale uso possa ritenersi condizionato dall’eventuale più limitata forma di godimento del cortile comune praticata nel passato” (Cass. n. 13879/2010).

L’uso del giardino e del cortile condominiale

Tra le parti comuni destinate a parcheggio vi rientra anche il giardino condominiale come stabilito dall’articolo 1120 c.c. che impedisce esclusivamente di apportare modifiche al decoro architettonico dell’edificio. L’articolo in questione recita: “non comportando tale destinazione alcun apprezzabile deterioramento del decoro architettonico, né alcuna significativa menomazione del godimento e dell’uso del bene comune, ed anzi da essa, derivando una valorizzazione economica di ciascuna unità abitativa e una maggiore utilità per i condomini” (Cass. n. 15319/2011).

Parcheggio in condominio: uso e turnazione

La giurisprudenza ha ufficialmente inserito il parcheggio tra le parti comuni dell’edificio, ne consegue che ogni condomino ha il diritto di godere della cosa comune in egual misura come stabilito dall’art. 1102 c.c.

Questo articolo vieta inoltre di rivendicare dei diritti in base alle quote di proprietà o ai millesimi nel caso in cui il parcheggio sia libero o delimitato da righe bianche. La situazione cambia nel momento in cui si parla di box auto che devono sottostare alle regole della proprietà del bene.

Un altro elemento da considerare quando si parla di parcheggi condominiali condivisi è il numero di questi in relzione a quello dei condomini auto muniti. Può verificarsi, infatti, l’eventualità in cui un condominio non possegga il numero necessario di parcheggi per tutti i condomini. In questo caso, chi ha il diritto di usufruirne?

Per rispondere a questa domanda la giurisprudenza ha legittimato la disciplina turnaria per l’utilizzo dei parcheggi condominiali in modo da garantire un godimento equo del bene.

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Riscaldamento condominiale: nuove regole, normativa e bonus del 2023/24

Cosa s’intende quando si parla di riscaldamento condominiale e quali sono le regole per il 2022/2023? Per quest’anno occorre rifarsi al Piano Riscaldamento del Ministero della Transizione Ecologica, che intende limitare i consumi energetici alla luce dei rincari del gas e della crisi delle forniture. Il piano di contenimento dei consumi di gas dovrà essere applicato agli edifici pubblici, ai condomini e alle abitazioni private e prevede limiti di temperature negli ambienti chiusi, riduzione oraria dell’accensione, nel rispetto delle fasce climatiche previste nel nostro paese. Il piano sarà approvato con un decreto ad hoc ed è possibile visionarlo qui. In questo articolo c’è tutto quello da sapere sul riscaldamento condominiale: dalla ripartizione spese alla quota fissa, dalle regole della normativa allo svuotamento dell’impianto, dall’orario per la legge a cosa fare se il condominio non accende il riscaldamento. Sul nostro sito, inoltre, c’è una pagina speciale con tutte le regole sulle cassette postali condominiali.

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Come funziona il riscaldamento centralizzato con contacalorie? 

Il primo argomento da trattare in tema di riscaldamento è legato alla centralizzazione degli impianti. A tal proposito, gli elementi come: la caldaia, le tubature, gli allacci di diramazione sono considerati per legge parti comuni del condominio e perciò seguono le normative relative alla gestione delle parti comuni.

In passato questo tipo di riscaldamento si attivava in tutto l’edificio per alcune ore stabilite in modo da mantenere una temperatura costante in tutti gli appartamenti e nessuno poteva modificare le modalità di funzionamento a proprio piacere.

Dal 2016, però, con una direttiva europea (2012/27/EU) le regole sono cambiate e il riscaldamento condominiale è regolato da apposite valvole termostatiche, da montare obbligatoriamente su tutti i termosifoni, per evitare di incorrere in salate sanzioni. Queste valvole permettono di poter modificare la temperatura del proprio appartamento in maniera autonoma e secondo le proprie esigenze, da parte di ogni singolo condomino.

L’accensione del contacalorie permette la verifica con precisione dei consumi dei singoli locali permettendo di pagare solo il consumo effettivo per unità.

Riscaldamento condominiale: cosa servono e cosa sono i contabilizzatori

Un ulteriore elemento da installare obbligatoriamente sui termosifoni degli appartamenti del condominio è il contabilizzatore. Ma cos’è e a cosa serve? Nonostante si chiami contabilizzatore, questo apparecchio non rileva effettivamente il calore prodotto dal termosifone, ma solo una stima in base alla differenza della temperatura del calorifero e quella della stanza.

Il funzionamento è più o meno questo: il contabilizzatore si attiva quando il termosifone raggiunge una temperatura di 23 gradi e la differenza di temperatura tra quest’ultimo e l’ambiente della stanza si aggira intorno a 4,5 gradi.

Due modelli di contabilizzatore:

  1. Contabilizzatore ad una sonda: più economico, non riesce a calcolare l’effettiva temperatura dell’ambiente esterno per questo la imposta di default a 20 gradi;
  2. Contabilizzatore a due sonde: più preciso, è in grado di verificare l’effettiva differenza di temperatura tra calorifero e ambiente in modo da programmare l’accensione.

Bonus riscaldamento 2023: come funziona

Il bonus riscaldamento 2023 è un sostegno economico destinato a tutte le famiglie che non beneficiano del bonus sociale bollette e che si trovano ad affrontare l’aumento del costo dei servizi energetici. Lo Stato ha messo in bilancio un budget di circa un miliardo di euro per dare la possibilità a determinate famiglie di passare l’ultimo trimestre dell’anno con qualche rincaro in meno sulla bolletta. Chi può beneficiare del bonus riscaldamento 2023? Non esiste un limite imposto circa il reddito e per questo motivo tutte le famiglie ne possono beneficiare. Ma come funziona il bonus? Il contributo del bonus riscaldamento 2023 è finalizzato ad aiutare le famiglie a ottobre novembre e dicembre, cioè nei mesi in cui il freddo inizia a farsi sentire. Lo Stato dovrebbe pagare la differenza qualora la media dei prezzi giornalieri del gas naturale sul mercato all’ingrosso supererà una soglia specifica, ossia 45 euro al megawattora. Le famiglie si ritroveranno il contributo erogato direttamente sull’utenza elettrica.

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Quando si accende il riscaldamento condominiale? Orari, date e regole:

È vero che ogni condomino può gestire la temperatura del proprio appartamento, ma vivendo in condominio, il riscaldamento è centralizzato e perciò l’accensione è soggetta alla legge nazionale (L. 10/1991 e D.P.R. 412/1993). Inoltre, è previsto un Piano Riscaldamento ad hoc per contingentare le spese relative al consumo energetico. 

Innanzitutto la legge stabilisce la temperatura massima entro cui regolare i termostati:

  • entro i 20 gradi in case private, scuole, uffici, con un margine di altri 2 gradi, perciò fino a 22 gradi;
  • fino a 18 gradi nei fabbricati industriali e artigianali.

La legge, infine, regolamenta l’accensione in base alle zone della nostra penisola e alle relative condizioni climatiche.

Il territorio può essere diviso in 6 zone e per ognuna è stabilita la durata massima di accensione dei riscaldamenti in base al fabbisogno termico delle diverse località.

Riscaldamenti a Roma

Quando si accendono i riscaldamenti a Roma? Roma è compresa nella Zona D, insieme a Firenze, Genova e Pescare, che prevede l’accensione dei termosifoni e dei riscaldamenti centralizzati a partire dall’8 novembre 2022 e fino al 7 aprile 2023. Ai comuni appartenenti a questa Zona è permesso accendere i riscaldamenti per massimo 11 ore al giorno.

Questa regola è valida solo per i riscaldamenti centralizzati, presenti nei condomini ad esempio, e non per chi dispone di un riscaldamento autonomo. Date le temperature miti che spesso si registrano a Roma è molto probabile che i termosifoni non vengano accesi per tutte le 12 ore previste giornalmente. Mentre potrebbero verificarsi condizioni climatiche particolari, con freddo imprevisto: in quel caso è possibile accendere il riscaldamento anche fuori dai periodi di accensione della Zona D, ma per un massimo di 6 ore.

Accensione riscaldamenti a Milano

La stagione termica a Milano e in tutta la Lombardia va dal 22 ottobre al 7 aprile 2023. Milano rientra nella Zona climatica E, dove gli impianti centralizzati vengono accesi per un massimo di 13 ore al giorno, salvo particolari condizioni climatiche avverse. In questi casi si possono accendere i riscaldamenti anche fuori dalle fasce prestabilite per un massimo di 7 ore al giorno.

Accensione e spegnimento riscaldamento 2023/24 in tutta Italia

 
ZONA CLIMATICA PERIODO ACCENSIONE-SPEGNIMENTO ORARIO
ZONA F
(Trento e zone alpine)
Nessun limite Nessun limite
ZONA E
(Milano, Torino, ecc.)
22 ottobre – 07 aprile 13 ore al giorno
ZONA D
(Roma, Pescara, ecc.)
08 novembre – 07 aprile 11 ore al giorno
ZONA C
(Napoli, Caserta, ecc.)
22 novembre – 23 marzo 9 ore al giorno
ZONA B
(Palermo, Trapani, ecc.)
08 dicembre – 23 marzo 7 ore al giorno
ZONA A
(Lampedusa, Sud e Isole)
08 dicembre – 07 marzo 5 ore al giorno


Piano Riscaldamento: cosa cambia

Il Piano Riscaldamento sarà attuato entro settembre 2022. Il piano prevede le seguenti regole in merito alla gestione del riscaldamento condominiale, pubblico e privato:

  • Termosifoni con 1° in meno: i termosifoni dovranno essere regolati sui 19°, invece che 20°;
  • Periodo di accensione: rimarrà valida la suddivisione del territorio in 6 zone climatiche ma l‘avvio degli impianti sarà ridotto di 15 giorni, con 8 giorni di posticipazione dell’accensione e 7 giorni di spegnimento anticipato rispetto alle regole generali. Verrà altresì diminuita di 1h l’accensione giornaliera. 

Per quanto riguarda i controlli da parte delle autorità, questi saranno effettuati su edifici pubblici, impianti condominiali, locali commerciali, attraverso il rilevamento dei dati giornalieri di consumo. Non sono previste sanzioni per chi non aderisce alle misure di risparmio energetico dettate dal governo. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Fasce climatiche secondo il Piano di Accensione

Il piano prevede delle indicazioni in deroga alle normali regolamentazioni degli orari e periodi di accensione, nel rispetto delle 6 fasce o zone climatiche:

  • Zona A: massimo 5 ore al giorno dall’8 dicembre al 7 marzo;
  • Zona B: massimo 7 ore al giorno dall’8 dicembre al 23 marzo;
  • Zona C: massimo 9 ore al giorno dal 22 novembre al 23 marzo;
  • Zona D: massimo 11 ore al giorno dall’8 novembre al 7 aprile;
  • Zona E: massimo 13 ore al giorno dal 22 ottobre al 7 aprile;
  • Zona F: non sono previste limitazioni. 

I comportamenti virtuosi che influenzano le bollette

L’emergenza energetica e l’aumento delle spese per il gas dovranno essere affrontati con norme strutturali da parte dei Governi e degli enti sovranazionali, ma tutti noi possiamo mettere in pratica dei comportamenti virtuosi utili sia al contenimento delle spese che all’ambiente. Di seguito alcune azioni, a costo zero, da poter mettere subito in pratica:

  • riduzione della temperatura e della durata delle docce;
  • l’abbassamento del fuoco dopo l’ebollizione e la riduzione del tempo di accensione del forno;
  • l’utilizzo di lavastoviglie e lavatrice a pieno carico;
  • il distacco della spina di alimentazione della lavatrice quando non in funzione;
  • lo spegnimento o l’inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando in vacanza;
  • non lasciare in stand by TV, decoder e altri elettrodomestici;
  • Accendere le luci solo quando necessario.

A questi possiamo aggiungere, laddove possibile, la sostituzione di vecchi elettrodomestici con nuovi a basso consumo. Stesso discorso per le lampadine, dove è meglio utilizzare quelle a LED. Sul nostro sito trovi anche l’articolo con tutte le informazioni e le regole sul bonus ristrutturazioni.

Riscaldamento condominiale: ripartizione spese e quota fissa

Dato che con l’introduzione delle valvole termostatiche ognuno può regolare la temperatura autonomamente, come funziona il pagamento delle spese condominiali riscaldamento?

Ogni condomino è chiamato a pagare secondo la seguente ripartizione:

  • una quota fissa calcolata sui millesimi termici dei metri quadrati dell’appartamento, oppure dei metri cubi, oppure in base alla potenza dei termosifoni installati;
  • una quota variabile in base all’effettivo consumo di energia. Generalmente si attesta tra i 50% e il 70% del totale.

L’accensione del riscaldamento condominiale centralizzato spetta, ovviamente, all’amministratore. La mancata accensione, di solito, è conseguente alla mancanza di fondi a causa di condomini morosi. In questo caso cosa prevede la legge? Sono previste delle sanzioni per la mancata accensione dei riscaldamenti?

Il regolamento condominiale prevede in questi casi di indire un’assemblea e trovare un accordo. Se la soluzione non si risolve e non viene colmata la mancanza di fondi condominiali, è bene procedere intentando una causa contro i condòmini morosi per la somma anticipata per loro conto.

Come staccarsi dal riscaldamento condominiale

Le domande che vengono poste più spesso quando si parla di riscaldamento condominiale sono: “ci si può staccare dall’impianto di riscaldamento condominiale e se sì, come? Il distacco di un condomino dal riscaldamento condominiale centralizzato è possibile in due casi:

  1. Se tutti i condòmini si dichiarano favorevoli a tale azione;
  2. Se non tutti i condòmini sono favorevoli, ma l’interessato dimostra che il distaccamento non provocherà danni collaterali come: un aumento dei costi di gestione, un danneggiamento dell’equilibrio termico dell’edificio o della funzionalità degli impianti.

Affinché l’operazione di distaccamento vada a buon fine è opportuno rivolgersi ad una ditta specializzata che provvederà ad indicare tempi e modalità di esecuzione. Mediamente il costo per il distacco va dai 4.000 ai 9.000 euro, a seconda dell’impianto scelto, mentre le tempistiche, tra sopralluogo e rilascio del certificato, possono variare tra i 10 e i 15 giorni.

L’ultima cosa che necessariamente bisogna sapere è che: il distaccamento non comporta l’annullamento delle spese di manutenzione straordinaria e di messa a norma degli impianti. I costi legati invece ai consumi non dovranno più essere corrisposti.

Costi riscaldamento condominiale: i consigli per risparmiare

E’ normale che i costi del gas si alzino durante la stagione invernale per l’utilizzo più frequente degli impianti. Ma n questo articolo offriamo una serie di consigli per risparmiare sui costi del riscaldamento condominiale. Ecco come fare:

  • Regola i termosifoni in base alle tue esigenze
  • La temperature consigliata è 19 gradi
  • Inserisci pannelli isolanti dietro i caloriferi
  • Serve mantenere la corretta umidità nell’immobile
  • Attiva il riscaldamento nei giorni e nelle ore consentite nella tua zona climatica
  • Sfrutta le valvole termostatiche
  • Non attivare i termosifoni nelle zone della casa poco frequentate
  • Controlla periodicamente la caldaia
  • Migliora l’isolamento termico dell’immobile: dagli infissi al cappotto
  • Non arieggiare nelle ore più fredde
  • Fai entrare il sole nelle ore più calde

Le 5 cose da sapere sul riscaldamento condominiale:

  1. Le manopole di contabilizzazione del calore non devono essere azionate. Una volta effettuata l’installazione della valvola al calorifero, questa si attiverà automaticamente una volta accesa la caldaia;
  2. La temperatura dei caloriferi all’interno delle stanze di un’abitazione possono essere diverse. Grazie alle manopole di contabilizzazione infatti il condomino può decidere autonomamente a che livello fissare i caloriferi (da 0 a 5);
  3. Gli impianti di riscaldamento devono essere manutenuti periodicamente. Il compito di verificarne le condizioni e di contattare i tecnici spetta all’amministratore di condominio;
  4. Una volta spento l’impianto di riscaldamento posizionare tutte le manopole termostatiche in corrispondenza del valore di massima apertura (5). Questo permette di ridurre la formazione di sedimenti. Così facendo, non si andrà a compromettere il funzionamento dell’impianto quando la caldaia verrà riaccesa l’anno successivo;
  5. Verificare lo stato di isolamento della propria abitazione evita di incorrere in dispersioni di calore e quindi esporsi eccessivi di denaro.

Svuotamento impianto riscaldamento condominiale: come funziona

Nei condomini può presentarsi l’esigenza di dover svuotare l’impianto di riscaldamento centralizzato per permettere a una o più unità abitative di eseguire dei lavori di ristrutturazione, manutenzione delle valvole, spostamento e/o sostituzione dei termosifoni.

Solitamente questo tipo di intervento viene effettuato alla fine della stagione termica della Zona di appartenenza del condominio. Ad intervenire è una ditta specializzata che dovrà svuotare l’impianto e riempirlo di nuovo al completamento degli interventi di manutenzione previsti.

Chi paga lo svuotamento dell’impianto di riscaldamento? La ripartizione delle spese dipende dalle esigenze condominiali e personali: se a dover intervenire è solo un condomino, o comunque alcuni condòmini, per esigenze personali, i costi saranno a loro imputanti. Il costo di svuotamento e successivo riempimento degli impianti può essere imputato a tutto il condominio se il lavoro è stato approvato in assemblea per lavori di manutenzione.

Gli esperti raccomandano di non effettuare troppo frequentemente l’operazione di svuotamento, perché l’attività potrebbe portare al deperimento dei materiali dell’impianto di riscaldamento.