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Cassette postali condominiali: normativa e regole

Cassette postali condominiali è questa l’espressione più comunemente utilizzata per indicare il casellario postale condominiale. Che ci si riferisca a questi oggetti con un’espressione o con l’altra bisogna essere a conoscenza delle norme che regolamentano il loro posizionamento e utilizzo. Questo articolo si pone l’intento, dunque, di contrastare ogni errore in materia. Tante persone vogliono sapere la normativa sulle cassette postali condominiali per conoscere le regole sulla posta in condominio. E in questo articolo ci sono tutte le informazioni sulle cassette postali, esterne o interne, in condominio: dalle regole principali alla normativa italiana, dai prezzi alle ripartizione spese. Sul nostro sito inoltre c’è anche una pagina sulle regole per il barbecue in condominio.

Cassette postali condominiali: legge e normativa

La prima domanda alla quale vogliamo rispondere è: “Dove vanno posizionate le cosidette buche delle lettere?”. Iniziamo con l’affermare che ogni domicilio deve possedere la sua personale cassetta delle lettere. Questa infatti, è necessaria affinché il proprietario dell’abitazione riceva le proprie comunicazioni. 

In materia sono intervenute diverse normative che hanno provveduto a disciplinarne il posizionamento, la struttura e i materiali delle cassette postali condominiali. Primo di questi fu il decreto del 9 aprile 2001 con cui il Ministero delle Comunicazioni ha provveduto ad approvare le condizioni generali del servizio postale. Successivamente è stato approvato il decreto del 1 ottobre 2002 del Ministero dello sviluppo economico che ripropone il contenuto del primo. Infine a conferma della delibera è intervenuta l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con un decreto del 20 giugno 2013. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Cassette domiciliari e cassette condominiali

Per quanto riguarda le “cassette domiciliari” si afferma che il recapito degli invii semplici è effettuato in apposite cassette accessibili al portalettere installate dal destinatario a proprie spese.   La forma e le dimensioni della cassetta e l’apertura devono risultare tali da consentire di introdurvi gli invii senza difficoltà. Queste sono le chiare disposizioni per quanto riguarda le cassette postali domiciliari, quando però si parla di quelle condominiali sorgono i problemi. 

Le cassette postali condominiali devono allo stesso tempo essere accessibili per tutti i condòmini e rispettare la normativa vigente. Il provvedimento, a questo proposito, chiarisce che: “Negli edifici plurifamiliari, nei complessi formati da più edifici e negli edifici abitati a sede d’impresa, le cassette devono essere raggruppate in un unico punto di accesso”. La stessa normativa stabilisce in via generale che le cassette devono essere collocate al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in luogo liberamente accessibile, salvo accordi differenti con l’ufficio postale. In sostanza il postino deve essere in grado di accedere alle cassette senza essere costretto a bussare o accedere alla proprietà privata per adempiere ai suoi compiti. La soluzione dunque è quella di collocare le cassette postali all’esterno del palazzo. Un’ulteriore prescrizione prevede l’obbligo di indicazione del nome del proprietario della cassetta. 

Cassette postali condominiali: ripartizione spese

Per quanto riguarda la ripartizione delle spese per l’installazione delle cassette postali verranno ripartite in parti uguali per le singole unità. Per quanto riguarda invece la riparazione di una cassetta dovrà provvederne il proprietario.

Le disposizioni per i costruttori delle cassette postali

La normativa  europea UNI EN 13724, completa quelle nazionali, stabilendo degli standard da seguire per la produzione delle cassette postali. Gli standard si riferiscono a dimensioni, resistenza, sicurezza contro l’effrazione e la salvaguardia della privacy. Per quanto riguarda le dimensioni, la cassetta deve essere in grado di contenere sia una busta A4, sia delle riviste. Devono anche possedere degli strumenti antiprelievo. Infine ogni cassetta non dovrà possiede nessuno spigolo vivo per evitare eventuali dolorosi incidenti. Sul nostro sito, c’è anche una pagina speciale sulle regole dei panni stesi in condominio.

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Pulizia scale condominio: regole, ripartizione spese e normativa

La pulizia scale condominio è spesso causa di litigi tra condòmini. La presenza delle scale è assolutamente necessaria perché consentono di collegare i vari piani di un edificio. Proprio per questa loro funzione le scale condominiali sono inserite tra i beni oggetto di proprietà comune. Quando si tratta della pulizia scale condominiali, cosa dice la legge? Come si effettuano le ripartizioni, ma sopratutto a chi spetta il pagamento delle spese condominiali? Nell’articolo, risponderemo alle vostre domande e a molto di più. E’ molto importante conoscere le regole della pulizia della scale in condominio: dalla normativa alla ripartizione delle spese. Chi abita al primo piano deve pulire tutte le scale? O pagare la pulizia delle scale? Cosa fare se un condomino non pulisce le scale? In questo articolo si trovano tutte le informazioni sulle regole e sulla normativa relativa alla pulizia delle scale in un condominio. Ti ricordiamo che in questo sito è disponibile anche una guida speciale sulle regole dei panni stesi in condominio.

Pulizia scale condominio: la normativa

Il codice civile disciplina la gestione delle scale e per cui anche la loro pulizia e relativa ripartizione delle spese.

Gli articoli che disciplinano la materia sono i seguenti:

  • Secondo l’art. 1117 c.c. le scale sono considerate proprietà comune e quindi spetta a tutti i condòmini contribuire alla pulizia e alla manutenzione. Sono comprese anche le scale esterne e quelle a piano terra con accesso alla strada. Le spese devono essere ripartite secondo le modalità disciplinate non solo tra i coinquilini regolari ma anche tra i proprietari di negozi, studi, laboratori e garage;
  • Art. 1123 c.c. La norma sancisce che le spese per la pulizia scale condominio devono essere divise in base alla misura nella quale vengono adoperate, cioè in base al piano in cui il condomino abita. Chi abita al primo piano paga meno di chi abita all’ultimo;
  • Oltre al codice civile anche il Regolamento condominiale, approvato da tutti i condomini, stabilisce le modalità di manutenzione del vano scale. Mentre spetta all’amministratore di condominio il compito di far rispettare la normativa e risolvere eventuali conflitti.

Ripartizione spese pulizie scale condominio

Il costo delle spese per la pulizia delle scale condominiali segue un criterio diverso in base al tipo di manutenzione che sia essa ordinaria o straordinaria. Vediamo come:

  • Per la manutenzione ordinaria, le spese per la pulizia delle scale condominiali vanno suddivise in base al criterio dell’altezza del piano;
  • Per la manutenzione straordinaria, le spese sono suddivise per metà in ragione dell’altezza del piano e per metà in ragione dei millesimi di proprietà;
  • Il condominio può, attraverso un’assemblea, decidere di dotarsi delle cosiddette tabelle d’uso e/o delle scale redatte da tecnici abilitati con lo scopo di ripartire solo le spese delle pulizia scale.

Resta comunque ferma l’opzione di seguire i dettami del regolamento condominiale per la ripartizione delle suddette spese. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Chi paga le spese delle pulizie scale?

Secondo la Cassazione: “Alle spese per la pulizia delle scale condominiali devono contribuire tutti i condòmini, compresi i proprietari di autorimesse, laboratori/negozi e gli aventi accesso autonomo e quindi indipendente da quello destinato agli altri piani dell’edificio, nonché i proprietari di seminterrati senza accesso ad altri piani”.

La pulizia delle scale condominiali, dunque non rappresenta un particolare caso di ripartizione, in quanto ogni condòmino è obbligato a corrispondere al condominio la propria quota come descritto nel paragrafo precedente.

La pulizia scale ‘fai da te’: le regole

Se generalmente ci si affida a una ditta di pulizie, capita che in alcuni condomini si preferisca ricorrere a turnazioni tra i condòmini o ad affidare la pulizia delle scale solo a uno di essi.

Questa è una scelta che viene fatta soprattutto con la volontà di risparmiare. La legge consente di poter optare per questa possibilità, ma capita spesso che non duri a lungo perché qualcuno può dimenticare il proprio turno o non vuole più occuparsi personalmente della pulizia.

In questi casi si può andare incontro a litigi tra condòmini, ma la ragione dove sta?
La Corte di Cassazione viene incontro a chi cambia idea in un secondo momento rendendo legittima la decisione di ritirarsi dall’incarico. Ogni delibera condominiale diviene nulla poiché la legge stabilisce che i condòmini sono obbligati a contribuire alle spese per le pulizie, ma non a pulire personalmente gli spazi comuni.

Per questo motivo se si deliberano le pulizie fai da te, il consiglio è quello di raggiungere la maggioranza assoluta in assemblea condominiale perché, in caso contrario, si rischia che in futuro uno dei condòmini possa rifiutare la scelta presa dagli altri e non pulire.

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Lastrico solare, cos’è: significato, definizione e regole

Quando si parla di lastrico solare non sempre si hanno le idee chiare. Non esiste una definizione riconosciuta scientificamente per spiegare cos’è il lastrico solare. Possiamo dire in generale che si tratta di una struttura piana posta all’apice dell’edificio a protezione e copertura dello stesso. In questo articolo spieghiamo cos’è il lastrico solare: dalla definizione al significato. Sul nostro blog, inoltre, è disponibile una pagina sulle regole per il barbecue in condominio

Lastrico solare: definizione e significato

Una sentenza della Cassazione (13 dicembre n. 27942) ha stabilito che per lastrico solare deve intendersi: “La superficie terminale dell’edificio che abbia la funzione di copertura/tetto delle sottostanti unità immobiliari, comprensivo di ogni suo elemento, sia pure accessorio, come la pavimentazione”. In molti, poi, si chiedono non solo cosa sono i lastrici solari ma anche a cosa servono. Scopri tutto quello che c’è da sapere di seguito. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Lastrico solare o terrazza: Quali sono le differenze?

Il lastrico solare può, come abbiamo già detto, svolgere la funzione di tetto. Questo infatti può anche essere costituito da una superficie calpestabile, ma il fatto di poter essere calpestato non ne cambia la sua destinazione, che rimane quella di copertura degli ambienti sottostanti.

La terrazza invece può essere definita come copertura ma con il perimetro ben delimitato da ringhiere, balaustre o muretti con funzione di protezione.

Pertanto la protezione di un lastrico solare ne va a modificare la sua destinazione d’uso da solaio di copertura a terrazza praticabile, ma dietro il rilascio di autorizzazioni a costruire (Trib. civ. Salerno, 10 novembre 1989).

Lastrico solare ad uso comune e ad uso esclusivo

Il lastrico solare può essere di proprietà ad uso comune o di proprietà esclusiva. Vediamo quali sono le differenze:

  • Se è una proprietà ad uso comune ogni condomino ha il diritto di sfruttarlo entro i limiti della libertà altrui.
  • Se è ad uso esclusivo il condomino che ne avrà la proprietà sarà l’unico a poterlo sfruttare.

Chi deve pagare le spese di gestione e rifacimento del lastrico solare?

La distinzione tra proprietà comune e utilizzo esclusivo va a influenzare anche la ripartizione delle spese condominiali per la manutenzione ordinaria e per eventuali lavori di rifacimento.

Prima di determinare chi deve pagare cosa, vogliamo fare chiarezza su un punto. Quando si parla di uso esclusivo del lastrico solare non bisogna dimenticare che questo, svolgendo la funzione di protezione dell’edificio, è comunque parte dei beni strutturali del condominio. In virtù di questo interviene il codice civile con l’art 1126 c.c. che sui lastrici solari  in uso esclusivo, specifica che: “quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condòmini, quelli che ne hanno l’uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico. Gli altri due terzi sono a carico di tutti i condòmini dell’edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve“.

Per quanto riguarda i lastrici solari di proprietà comune le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria verranno ripartite per tutti i condòmini dell’edificio in base alle quote millesimali di proprietà.

Le innovazioni

Fino ad ora ci siamo limitati a individuare i soggetti obbligati a pagare per la manutenzione ordinaria e per i lavori di rifacimento del lastrico solare. Ma se gli interventi fossero solo accessori e quindi a scopo di abbellimento? In questo caso come si dovrebbe procedere?

Per la proprietà comune andrebbe messa la questione ai voti in sede di assemblea e qualora fosse accettata ci sarebbe una ripartizione delle spese secondo i millesimi di proprietà.

Per quanto riguarda il lastrico ad uso esclusivo, il condomino in questione dovrà porre la questione in sede assembleare. Dimostrando che con i lavori non modificheranno la regolarità strutturale dell’edificio. Qualora gli altri condòmini fossero d’accordo, il condomino proprietario potrà iniziare i lavori accollandosene tutti i costi.

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Panni stesi in condominio: regolamenti e divieti

Panni stesi in condominio? Si possono stendere o no? Potrà sembrare una domanda bizzarra ma in realtà è una questione che spesso genera liti condominiali. Questo accade perché, oltre a creare disagi a causa degli sgocciolamenti e per il fatto che i panni stesi sono considerati un problema per il decoro dell’edificio. In questo articolo spieghiamo tutto quello che c’è da sapere sulle regole condominiali relative ai panni stesi: dal regolamento comunale al divieto di stendere i panni fuori dal balcone, davanti alle finestre o su proprietà altrui. Sul nostro sito trovi anche la guida sulle regole del barbecue in condominio

Ma come si può gestire il bucato? Vediamo cosa prevede la legge per chi vive in condominio.

Cosa dice la legge sui panni stesi in condominio

Il bucato steso può includere vestiti, lenzuola e biancheria, perciò possono essere considerati antiestetici e non adatti all’esposizione in pubblico o, come nel caso delle lenzuola, oscurare le finestre dei vicini di casa.

Inoltre capita che lo sgocciolio dell’acqua cada inevitabilmente sul balcone del condòmino sottostante provocando i malumori di quest’ultimo.

Come ovviare a questi problemi? Cosa dice la legge in merito?

In assenza di luoghi e spazi appositi, come la lavanderia condominiale, accade che i condomini ricorrano a stenditoi o supporti esterni al balcone per porre ad asciugare i propri indumenti.

Non vi è una norma del Codice Civile che disciplina questa materia, pertanto occorre rifarsi ai regolamenti Comunali e Condominiali.

In merito alla salvaguardia del decoro architettonico, la legge non prevede sanzioni se un condomino stende i panni a vista; questo perché sono considerati elementi provvisori e rimovibili. La legge interviene solo nel caso in cui l’acqua di scolo finisca nella proprietà del vicino.

La Cassazione ha infatti più volte sentenziato che viene fatto divieto di stendere i panni se l’acqua bagna il balcone sottostante, poiché “lo stillicidio, sia delle acque piovane, sia, ed a maggior ragione, di quelle provenienti (peraltro con maggiore frequenza) dall’esercizio di attività umana, quali quelle derivanti dallo sciorinio di panni mediamente sporti protesi sul fondo alieno (pratiche comportanti anche limitazioni di aria e luce a carico dell’immobile sottostante), per essere legittimamente esercitato debba necessariamente trovare rispondenza specifica in un titolo costitutivo di servitù ad hoc […]” (Cass. n. 7576/2007).  Lo sgocciolamento dei panni quindi viene equiparato allo stillicidio in tutto e per tutto. 

Lo stillicidio, laddove vietato dal regolamento condominiale, sarà sempre soggetto a possibili ricorsi alle autorità da parte degli altri condòmini.
Per quanto riguarda la possibilità di costituire una servitù ad hoc, si richiede la realizzazione di un atto costitutivo specifico o la stesura di un regolamento condominiale contrattuale.

Stendere i panni, il regolamento comunale

Oltre ai limiti previsti dalle sentenze della Cassazione, anche il regolamento comunale può prevedere il divieto di esporre i panni stesi fuori dalle finestre, su terrazzi, balconi e prospetti che affacciano sulla pubblica via; oppure concedere l’esposizione solo in determinate ore stabilite. Le regole, quindi, possono essere diverse da Comune a Comune.

In caso di violazione della norma comunale è prevista una sanzione di tipo amministrativo, ossia una multa da pagare a seguito di un controllo da parte della polizia urbana; è perciò opportuno informarsi preventivamente presso il proprio Comune. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Panni stesi in balcone o davanti alle finestre: Cosa prevede il regolamento condominiale.

Dato che il regolamento condominiale adottato a maggioranza dall’assemblea può disciplinare l’uso delle cose comuni e il decoro dell’edificio, può anche regolamentare la gestione dei panni stesi.

Il regolamento può vietare l’esposizione degli indumenti e della biancheria per preservare l’estetica del condominio, ma anche per evitare liti condominiali conseguenti allo sgocciolamento dell’acqua di scolo nella proprietà altrui.

Lavanderia condominiale: che cos’è e come viene regolata

E’ sempre più diffuso ormai l’utilizzo delle lavanderie condominiali. Queste permettono ai condòmini di risparmiare in termini di energia elettrica, consumo di acqua e di detersivi. In più va sottolineato come questi locali lavanderia contribuiscano alla sostenibilità ambientale e in generale all’aumento del valore dell’immobile condominiale.  

Cosa predispone il regolamentato della lavanderia condominiale?

L’utilizzo della lavanderia rientra tra le norme che riguardano l’utilizzo degli spazi comuni, la quale stabilisce cheCiascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa“.

In ogni caso spetta al condòmino far riferimento al proprio regolamento condominiale, per tutti i riferimenti normativi specifici.

Le 10 regole su: Come stendere i panni se abiti in condominio

Se le restrizioni dei vari regolamenti impediscono di esporre i panni a vista, quali soluzioni si possono adottare per far asciugare biancheria e indumenti se abiti in condominio?

  1. stendere i panni eliminando prima l’eccesso di acqua per evitare un indesiderato sgocciolamento al di sotto;
  2. sfruttare cortili interni, terrazze e spazi adibiti a lavanderia;
  3. se si ha la possibilità, si possono stendere i panni in casa, in zone arieggiate;
  4. utilizzare stendibiancheria da termosifone;
  5. utilizzare lo stendibiancheria elettrico;
  6. un’attenzione particolare va al come stendere le lenzuola in condominio: Possono essere piegate e stese su un normale stendi-biancheria, ma si raccomanda di girarle almeno una volta.
  7. utilizzare asciugatrici elettriche se non si hanno altre alternative;
  8. utilizzare la lavanderia a gettoni più vicina a casa;
  9. usufruire della lavanderia condominiale, se presente in condominio;
  10. se non si ha a disposizione un balcone, si può far uso di uno stendibiancheria da finestra. L’importante è fare sempre attenzione allo sgocciolamento…una buona centrifuga può evitarvi inutili diatribe!
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Barbecue in condominio, si può grigliare? Tutte le regole e le norme

“Volevo sapè come t’eri messo per ferragosto”. Se alla domanda cult di Carlo Verdone la risposta è rimanere in città non c’è modo migliore di affrontare afa e deserto cittadino che un bel barbecue, anche in condominio

Che sia nel proprio giardino, sul balcone o sul terrazzo condominiale la grigliata, specie a Ferragosto, ha sempre il suo fascino. E se il vicino non è invitato attenzione a non scatenare la sua ira con fumi e odori molesti. In questo articolo offriamo una guida completa sulle regole e le norme relative al barbecue in condominio: si può grigliare in balcone? cosa dice la legge sui barbecue? L’utilizzo del barbecue è lecito ma nel rispetto di alcune regole per una pacifica convivenza. Di seguito trovi tutto quello che c’è da sapere. Inoltre, sul nostro sito, c’è anche una pagina speciale sulle regole dei panni stesi in condominio.

Barbecue in condominio: le regole da rispettare

 

Ma quali le regole da rispettare per il barbecue in condominio? Se il rispetto del vicino è alla base di ogni convivenza, la legge parla chiaro: nell’articolo 844 del codice civile che regola le “immissioni” è scritto che “il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi”. Quindi sì al barbecue in condominio a patto che odori e fumi provenienti dalla brace non disturbino i vostri vicini: la soglia della “normale tollerabilità” è difficile da stabilire con precisione, ma se a prevalere sono buonsenso e rispetto nulla osta alla grigliata sul balcone o in giardino. Vuoi sapere tutto sulle regole condominiali o cerchi un nuovo amministratore di condominio? Iscriviti ora su Condexo

Si può grigliare in condominio? Cosa dice la Cassazione

Se si vuole comprendere fino in fondo e agire lecitamente, si può far riferimento a diverse sentenze della Corte di Cassazione che regolamentano l’emissione di fumi.

La sentenza Cass. n. 3204/1992 afferma che in caso di emissioni queste sono autorizzate nei limiti tollerabili, evitando il superamento di tali limiti o di quelli imposti ad esempio dal regolamento condominiale.

Ma come può essere valutato il grado di tollerabilità?

La Cassazione indica che non deve essere necessariamente rilevata tramite perizia, sono sufficienti le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire entità ed effetti delle emissioni (Sent. n. 5215/1995, sent. n. 739/1998).

Barbecue in condominio: le domande frequenti

  • Cosa dice la legge?
    L’articolo 844 del Codice Civile chiarisce che non si può impedire la grigliata purché non sia superata la normale tollerabilità e di avere riguardo della condizione dei luoghi.
  • Quando è vietato fare il barbecue? 
    Ci potrebbe essere un particolare divieto nelle giornate ecologiche. Bisogna sempre informarsi bene nel proprio Comune di residenza, perché potrebbe non essere permesso.
  • Quale barbecue usare in condominio? 
    Sicuramente meglio il barbecue elettrico perché produce meno fumo. 

Il regolamento di condominio decide sul barbecue

E’ il regolamento di condominio a poter rappresentare un ostacolo all’accensione del barbecue. La Suprema Corte ha disposto che la questione delle emissioni può essere regolamentata a livello condominiale (Sent. n.1195/1992) e il Codice Civile afferma che i condòmini possono disciplinare i loro rapporti reciproci in tema di emissioni di fumo tramite il regolamento condominiale (art. 844 c.c.): se in questo è presente una clausola che vieta di fare una grigliata in condominio, gli amanti della brace dovranno rassegnarsi. O battersi per cambiare il regolamento condominiale

   

Come grigliare rispettando il vicino

Si è visto, la legge ci dimostra che nessuno può impedirci di fare un barbecue, basta che non dia fastidio ai vicini.

Come possiamo fare una grigliata mantenendo la pace con il vicinato?

Vogliamo indicarvi qualche consiglio utile da seguire:

  • se avete spazio a disposizione, disponete il barbecue in una zona che sia il più possibile lontana dalle finestre delle altre abitazioni, tenendo bene in considerazione la direzione del vento;
  • se possibile, preferite un barbecue con coperchio, limiterete il fumo e gli odori, oppure barbecue elettrici che raggiungono la temperatura senza fumo come il LotusGrill G-AN-34 – Barbecue a carbone senza fumo;
  • evitate di utilizzare liquidi infiammabili per facilitare l’accensione o il mantenimento della brace, il cattivo odore potrebbe essere eccessivamente fastidioso;
  • se potete, avvertite il vicino della vostra intenzione di accendere la griglia, può così evitare di stendere il bucato e inoltre è un gesto di cortesia!;
  • limitate la frequenza del barbecue per non sfidare la pazienza del vicinato.

Come fare un barbecue di Ferragosto perfetto

 

E dopo aver appreso le regole per la grigliata nel condominio, ecco qualche suggerimento per un barbecue di Ferragosto perfetto

La griglia. La premessa con le parole di Steven Raichlen, il più grande esperto di barbecue, è d’obbligo: la griglia deve essere “pulita, calda e leggermente unta”. 

La brace. Fondamentale la preparazione della brace che deve essere distribuita in modo uniforme, meglio puntare su un’altezza di almeno cinque centimetri. Se ne avete la possibilità preferite il legno alla carbonella. In ogni caso prima di mettere sulla griglia carne o verdure accertarsi che la brace sia al punto giusto di fuoco. Per accenderla meglio una pigna d’abete o un contenitore per le uova di quelli riciclabili e biodegradabili. Mai utilizzare alcool.

 La carne. Olio, aglio, rosmarino, sale, limone e spezie: la marinatura consentirà alla carne di restare saporita dopo il passaggio sul barbecue. Per una grigliata da leccarsi i baffi controllare bene i tempi di cottura a seconda della carne e del taglio scelto. 

 Il pesce. Orologio alla mano soprattutto per il pesce: una cottura troppo prolungata rischia di seccarlo e di farlo sfaldare. Raccoglierlo dalla griglia potrebbe essere un problema! 

Infine, il consiglio migliore è quello di organizzare un barbecue in condominio, metterete tutti d’accordo.

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Fotovoltaico in condominio: cosa sapere

fotovoltaico_in_condominio

Negli ultimi anni, il fotovoltaico è stato scelto da sempre più persone che si tratti di soggetti privati o di condomini. Vediamo nel dettaglio regole e opportunità.

Le nuove comunità energetiche: emendamento UE

La riforma del condominio 220/2012 ha segnato la svolta per quanto riguarda il fotovoltaico in condominio, rendendo possibile l’istallazione di tali impianti negli edifici.

La vera legittimazione a tale pratica però è avvenuta il 13 febbraio 2020 quando è stato approvato un emendamento UE nelle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera. Tale emendamento, consente la formazione di comunità energetiche e quindi l’installazione di impianti fotovoltaici condominiali.

Il concetto di comunità energetica va quindi ad indicare la suddivisione equa tra le famiglie, dell’energia prodotta tramite l’impianto fotovoltaico condominiale.

Impianto fotovoltaico in condominio: privato o centralizzato

La possibilità di sfruttare il fotovoltaico in condominio prevede che i condomini facciano una scelta innanzi tutto sulla tipologia dell’impianto da utilizzare.

Le strade da intraprendere sono due: impianto privato o impianto centralizzato. Il primo, andrà a coinvolgere un’unica famiglia appartenente al condominio e il secondo invece tutti i condomini creando quindi una comunità energetica.

Impianto fotovoltaico privato

Come già chiarito nei paragrafi precedenti i singoli proprietari degli appartamenti condominiali posso decidere in autonomia di dotarsi di un impianto fotovoltaico ad uso esclusivo.

I pannelli potranno essere installati sulla proprietà del condomino, su una parte delle proprietà comuni del condominio o richiedere una modifica di queste ultime. Vediamo nel dettaglio cosa bisogna fare:

  • Installazione su proprietà privata richiede che il proprietario dell’immobile comunichi al proprio Comune l’inizio dei lavori;
  • Installazione su parte delle proprietà comuni del condominio richiede l’invio di una comunicazione all’amministratore con i lavori che si vuole svolgere. L’assemblea valuterà i lavori da fare ma non potrà impedirne lo svolgimento;
  • Installazione con modifica delle parti comuni del condominio richiede obbligatoriamente l’autorizzazione dell’assemblea.

Uno tra gli esempi più comuni:  se un condomino volesse installare un impianto fotovoltaico sul proprio balcone potrebbe farlo senza aver bisogno di alcuna approvazione da parte dell’assemblea.

Impianto fotovoltaico centralizzato

Un impianto fotovoltaico centralizzato riguarda l’intero condominio e quindi tutti i proprietari potranno beneficiare dei vantaggi e delle agevolazioni.

Per poter installare tale impianto sarà necessario:

  • Indire un’assemblea condominiale durante la quale discutere dell’argomento;
  • Ottenere voto favorevole da almeno la metà dei condomini.

Se l’assemblea deciderà di approvare i lavori, i costi che ne conseguiranno verranno ripartiti solo tra coloro che avranno dato il consenso all’installazione. Questi condomini, potranno usufruire delle detrazioni fiscali offerte dallo Stato e saranno gli unici a poter beneficiare dell’energia prodotta.

Un ulteriore passaggio che si può fare, qualora l’impianto produca energia in surplus, è quello di investire su un impianto di accumulo o di venderla con il meccanismo dello scambio sul posto.

fotovoltaico_privato_centralizzato

Quanto cosa un impianto centralizzato?

I costi medi per un impianto condominiale da 7kWp (chilowatt di picco – l’unità di misura utilizzata per misurare la potenza istantanea teorica massima producibile da un generatore elettrico,come il modulo fotovoltaico), si aggira attorno ai 6.000€ che include già il 50% di sconto in fattura. Le casistiche che influiscono sul costo del servizio sono molte ed è opportuno per questo far riferimento ad un consulente.

Il GSE, Gestore di sevizi energetici, ha realizzato un simulatore che consente di valutare la convenienza di trasformare la propria casa in un gruppo di autoconsumo o di una comunità energetica.

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Le agevolazioni

Il GSE riconosce dei corrispettivi economici sull’energia condivisa da un gruppo di autoconsumatori o da una comunità di energia per la durata di 20 anni.

Due tipi di vantaggi economici:

  • La tariffa premio data dall’incentivazione dell’energia elettrica condivisa ai sensi del DM 16 Settembre 2020, pari a 110€ (nel caso di una Comunità di energia rinnovabile) e 100€/MWh (nel caso di un Gruppo di autoconsumatori);
  • Il corrispettivo unitario per la valorizzazione dell’energia elettrica condivisa, differenziato per le due tipologie aggregative di consumatori di energia. In sintesi, si tratta della restituzione delle componenti tariffarie previste dalla Delibera 318/2020.

Superbonus Fotovoltaico 110%

Le modifiche all’art. 119, comma 5 del DL Rilancio hanno introdotto la possibilità di portare in detrazione al 110% le spese sostenute per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici, o di impianti solari fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici, nel caso siano realizzati congiuntamente ad uno degli interventi cosiddetti “trainanti” del Superbonus. La norma prevede la detrazione al 110% delle spese sostenute fino ad un ammontare complessivo non superiore a euro 48.000 e comunque nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico. Nel caso, però, l’intervento si configuri come ristrutturazione edilizia, nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica, tale limite di spesa è ridotto ad euro 1.600 per ogni kW di potenza nominale.

La stessa detrazione è riconosciuta anche per l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici oggetto dell’agevolazione, nel limite di spesa di euro 1.000 per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo.

Per ottenere le agevolazioni è obbligatorio cedere al GSE l’energia non auto-consumata attraverso l’istituto del regime commerciale del “Ritiro Dedicato”.

È inoltre prevista l’erogazione, sempre da parte di GSE, di un incentivo sull’energia elettrica “condivisa” (l’energia immessa nella rete dall’impianto di produzione e contemporaneamente prelevata dai clienti facenti parte della comunità energetica o del condominio).

I benefici del fotovoltaico

Il fotovoltaico recuperato l’investimento iniziale in circa 3-5 anni porta con se diversi benefici:

  1. Autoconsumo che raggiunge quasi il 100% grazie ai consumi condominiali;
  2. Accesso alle agevolazioni statali come i Bonus e i Superbonus 110;
  3. Costi minori in base alla grandezza dell’impianto. Più grande è la superficie più sarà il risparmio.

Superbonus fotovoltaico 110%