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Corso di formazione per amministratori di condominio

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Scegliere un corso di formazione per amministratori di condominio, con le molteplici offerte presenti sul mercato, non è affatto semplice. Per questo motivo abbiamo deciso non solo di fornirvi informazioni circa i regolamenti che un corso di formazione deve seguire, ma anche di proporvi la formazione di Condexo.

Corso di formazione per amministratori di condominio Condexo

Oggi il nostro team ha il piacere di annunciarvi che insieme alla collaborazione dell’amministratore di condominio, laureato in legge, Mattia Acierno, Condexo sta preparando il primo corso di aggiornamento per amministratori di condominio.

Il corso sarà online e quindi facile da seguire senza il bisogno di spostarsi per assistere alle lezioni.  All’interno del corso verranno trattati i vari aspetti della vita condominiale con particolare attenzione alle novità giuridiche in materia. In particolare il corso verrà articolato in lezioni, ognuna delle quali su un argomento specifico. Del quale verrà indagata la normativa e verranno proposti casi pratici. Al termine di ogni lezione seguiranno: delle slide riassuntive degli argomenti trattati; un questionario per indagare le conoscenze acquisite; una rubrica di domande e risposte fatte ad un amministratore di condominio.

Completati tutti i moduli il candidato dovrà sostenere un esame finale scritto, questa volta svolto in aula, sotto la supervisione del docente e del responsabile scientifico.

Con questo nuovo progetto, Condexo si pone l’obiettivo di assistere lungo il suo percorso l’amministratore di condominio. Con i nostri pacchetti sarà possibile infatti usufruire, in un’unica soluzione, di:

  • Corsi di formazione tenuti da professionisti del settore;
  • Un gestionale semplice ed efficiente capace di far fronte alle esigenze di amministratori, fornitori e condòmini;
  • Assistenza puntuale e gratuita.

corso di formazione per amministratori di condominio

Cosa dice la legge sulla formazione degli amministratori di condominio?

La riforma del condominio 220/2012 all’articolo 71-bis c.c. prescrive una serie di caratteristiche che un individuo deve possedere per poter ricoprire il ruolo di amministratore di condominio. Tra queste vi è l’obbligo, per gli amministratori, di frequentare un corso di formazione iniziale e dei corsi periodici di aggiornamento.

Per quanto riguarda la formazione iniziale la legge impone che il corso duri almeno 72 ore, delle quali 48 di teoria e 24 di esercitazione pratica. Al termine delle ore verrà accertata l’idoneità del richiedente, attraverso un esame, e rilasciato un certificato.

Per quanto riguarda l’aggiornamento il d.m. 140/2014, all’articolo 5, prevede questo deve occorrere con cadenza annuale e deve avere una durata di almeno 15 ore.

Che si tratti di un corso iniziale o uno di aggiornamento affinché ne sia attestata la validità è necessaria la presenza di alcune figure professionali. Parliamo dei formatori e del responsabile scientifico ovvero professionisti in possesso di competenze in materia di amministrazione condominiale o sicurezza degli edifici.

I formatori possono essere scelti tra persone in possesso della laurea, anche triennale; professionisti dell’area tecnica e professori che abbiano al loro attivo almeno due pubblicazioni con codice ISBN in materia di diritto condominiale o di sicurezza degli edifici. Sia i responsabili scientifici che i formatori devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità di cui all’articolo 71-bis c.c.

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Pec e amministratore di condominio: obblighi?

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L’acronimo pec sta ad indicare un indirizzo di posta elettronica certificata che consente di inviare e ricevere email di valore legale equiparato alla raccomandata con ricevuta di ritorno (DPR 11 febbraio 2005 n. 68).

In questo articolo affronteremo il tema della pec all’interno del condominio e in particolare ci occuperemo di capire se l’amministratore di condominio sia obbligato dalla legge a dotarsi di questo strumento.

Chi è obbligato ad avere la pec? 

Nonostante la posta certificata abbia lo stesso valore legale di una raccomandata, ma sia più veloce ed economico non tutti sono obbligati a dotarsene. Tale obbligo è previsto solo per alcune categorie di lavoratori, vediamo quali:

  • Professionisti iscritti a ordini e collegi;
  • Società;
  • Ditte individuali (compresi gli artigiani);
  • Pubbliche amministrazioni.

Per i lavoratori appartenenti alle categorie appena citate, il dovere di munirsi della pec è stato introdotto nella normativa dal decreto legge n. 185/2008 convertito, con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 (art. 5 riguardante le imprese in forma individuale).

In particolare, per quanto riguarda i professionisti, il settimo comma dell’art. 16 recita: “I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco riservato, consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata”.

Per queste categorie di persone sempre il d.l. n. 185/2008 chiarisce che le comunicazioni tra questi professionisti possono avvenire via pec senza previa autorizzazione.

pec amministratore condominio

Amministratore di condominio 

Come specificato, in veste di professionista non iscritto all’albo, l’amministratore di condominio non è obbligato per legge a dotarsi della pec. Qualora però i condòmini volessero ovviare a tale mancanza potrebbero farlo modificando le condizioni di nomina indicate al momento della sua delibera.

Così come la legge consente di subordinare la nomina dell’amministratore all’attivazione da parte sua di una polizza per il condominio. Allo stesso modo una delibera potrebbe obbligare l’amministratore a dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata.

La pec del condominio 

Un ulteriore modo affinché i condòmini possano ricevere le comunicazioni attraverso la pec, senza obbligare l’amministratore a farne una personale, è quello di creare un indirizzo pec del condominio.

In questo modo i condòmini dichiarano di voler ricevere tutte le informazioni importanti per la collettività a quell’indirizzo liberando il proprio amministratore da ogni obbligo.

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Rendiconto condominiale

Il rendiconto condominiale, ai sensi dell’articolo 1130-bis c.c., contiene: “contiene le voci di entrata e di uscita ed ogni altro dato inerente alla situazione patrimoniale del condominio, ai fondi disponibili ed alle eventuali riserve che devono essere espressi in modo da consentire l’immediata verifica”.

Di seguito ci occuperemo di delineare le caratteristiche che costituiscono un rendiconto “perfetto”.

Obblighi in materia di rendiconto condominiale

Per dare conto della gestione contabile del condominio è necessario che il rendiconto segua le seguenti regole:

  1. Essere accompagnato da diversi documenti che se non presenti possono causarne l’invalidità. Tra questi elementi abbiamo:
  • Il registro di contabilità all’interno del quale l’amministratore dovrà annotare tutte le somme incassate ed erogate durante il suo mandato. Ogni somma dovrà essere annotata in ordine cronologico entro trenta giorni dalla rilevazione dei movimenti;
  • Un riepilogo finanziario;
  • Una nota esplicativa sulle modalità di gestione, sui rapporti in corso e sui carichi pendenti.
  1. Alla fine di ogni anno contabile andrà convocata un’assemblea dedicata all’approvazione del rendiconto condominiale. L’assemblea ha inoltre la facoltà di nominare, in ogni momento, un revisore che verifichi la contabilità del condominio.
  2. Una volta compilato il rendiconto condominiale dovrà essere conservato per i successivi dieci anni. Ogni condomino ha il diritto di prendere visione della documentazione e di farne una copia.
  3. Per garantire la trasparenza della gestione l’amministratore ha l’obbligo di far transitare le somme in entrata e in uscita attraverso un apposito conto corrente (bancario o postale) intestato al condominio.

Per quanto riguarda il punto 4, le procedure di richiesta e presa visione della documentazione a volte possono rivelarsi essere piuttosto lunghe: prendere appuntamento con l’amministratore, fare domanda dei documenti, farsi fare una copia, ecc…

Con Condexo tutto ciò non sarà più necessario!
In un’unica piattaforma potranno essere visualizzati e scaricarti tutti i documenti relativi al condominio comodamente da casa propria.
Se non ci credi guarda tu stesso: www.condexo.it

rendiconto condominiale

Quale criterio scegliere per redigere il rendiconto condominiale?

Per poter redigere un rendiconto condominiale bisogna scegliere un criterio contabile. I criteri contabili si dividono in: criteri di cassa e criteri di competenza.

  • Il criterio di cassa: mostra numericamente le entrate e le uscite del periodo preso in considerazione. Si parla cioè de flusso finanziario.
  • Il criterio di competenza: impone di considerare tutti i costi e i contributi relativi a un determinato anno solare, in questo caso non si considerano gli elementi di introito ed esborso relativi al periodo di bilancio.

La legge non impone di usare un criterio piuttosto che un altro, sta quindi alla discrezione di ogni amministratore scegliere il criterio più opportuno. Va detto che in linea generale si è soliti utilizzare il criterio di cassa.

Le gravi irregolarità

L’articolo 1129 c.c. chiarisce che per gravi irregolarità l’amministratore di condominio può essere revocato. Tra queste irregolarità vengono annoverate anche quelle relative all’omessa compilazione e approvazione del rendiconto condominiale. Se per qualsiasi motivo il rendiconto manca in uno dei suoi elementi fondamentali o non viene fatto approvare in sede assembleare ne risponderà direttamente l’amministratore. La revoca può essere fatta dall’Autorità Giudiziaria, con un apposito atto, subito dopo la verifica delle gravi irregolarità legate al rendiconto.

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Prevenzione incendi in condominio

La prevenzione degli incedi è uno dei temi più importanti da affrontare all’interno del condominio. In linea di massima rientrano nella disciplina della prevenzione incendi tutte quelle attività volte ad evitare l’insorgenza di un incendio e a limitarne le possibili conseguenze. Sarà dunque compito dell’amministratore verificare e adeguare il condominio a tali disposizioni.

Le attività sottoposte alla prevenzione incendi

Il d.p.r. 1 agosto 2011, n. 151 noto come “Regolamento per la disciplina di procedimenti relativi alla prevenzione incendi” va a elencare le attività soggette alla disciplina. Nello specifico vengono individuate tre categorie (A, B, C) distinte in base al livello di rischio al quale sono potenzialmente soggette. Vediamo nello specifico le tre categorie:

  • Nella categoria A: sono state inserite quelle attività dotate di “regola tecnica” di riferimento. Queste sono contraddistinte da un limitato livello di complessità e quindi di rischio. Tale giudizio è legato alla consistenza dell’attività, all’affollamento e ai quantitativi di materiale presente.
  • Nella categoria B: sono state inserite, come tipologia, le stesse attività della categoria A. Ciò che realmente caratterizza queste attività e le differenzia è un maggiore livello di complessità e l’assenza di una specifica regolamentazione tecnica.
  • Nella categoria C: sono state inserite le attività con un alto livello di complessità indipendentemente dalla presenza di una regola tecnica o meno.

La documentazione

Il Regolamento oltre a classificare le attività in base alla pericolosità chiarisce anche quali siano gli obblighi da rispettare affinché possa essere rilasciato il certificato di prevenzione incendi.

Per le attività nella categoria A è sufficiente presentare al Comando Provinciale dei VV.F., prima di dare inizio all’attività di prevenzione incendi, una SCIA antincendio (Segnalazione Certificata Inizio Attività). Questa deve riportare: la firma di un tecnico abilitato, la documentazione, la certificazione e i grafici relativi all’attività. Una volta presentati questi documenti il Comando ha l’obbligo di verificarne l’attendibilità e di rilasciare la ricevuta che dà il via libera all’inizio dei lavori.  È bene specificare che nonostante il rilascio della ricevuta il Comando Provinciale dei VV.F. potrebbe effettuare sopralluoghi di verifica su richiesta e/o a campione.

Per le attività in categoria B vi è l’obbligo di presentare l’istanza di approvazione del progetto, prima di dare inizio ai lavori, oltre alle procedure già presenti nella categoria A.

Per le attività in categoria è obbligatorio possedere il CPI (Certificato Prevenzione Incendi) prima di dare inizio ai lavori.

prevenzione incendi in condominio

Le regole in condominio

Riguardo alle parti comuni dell’edificio in condominio, bisogna innanzitutto chiarire che gli riguardanti la costruzione secondo norme antincendio si riferiscono ad edifici, di nuova costruzione o soggetti a sostanziali modifiche, di altezza uguale o superiore a 12 m.  L’ “altezza antincendio” è quella che si calcola misurando le distanze esistenti tra il piano terra all’apertura inferiore dell’ultimo piano abitabile.

Per quanto riguarda invece la presenza di estintori in condominio la legge ne prescrive l’obbligatorietà solo negli edifici di altezza superiore a 32 m. Qualora si decidesse, in sede assembleare, di apporli anche in uno stabile meno alto, spetterebbe all’amministratore di condomino occuparsi della richiesta e della manutenzione. Per la manutenzione degli estintori bisogna far riferimento alla norma UNI 9994 del 2013 che la prevede con cadenza semestrale. Il relativo costo della manutenzione deve essere inserito dall’amministratore nel preventivo annuale di gestione.

 

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Il condominio e la nuova normativa sulla privacy

Dallo scorso 25 maggio è entrato in vigore il Regolamento UE 2016/679 in materia di privacy, conosciuto anche come GDPR. Questo va a incidere sul lavoro dell’amministratore. Vediamo come:

Fino ad ora all’interno del contesto condominiale si era soliti far riferimento all’articolo 1130, comma 6 del codice civile che prescrive tra gli obblighi dell’amministratore: “curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale contenente le generalità dei singoli proprietari e dei titolari di diritti reali e di diritti personali di godimento, comprensive del codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell’edificio”.

Privacy e trattamento

Il Regolamento chiarisce che con il termine “trattamento” vengono indicate tutte le operazioni effettuate su un dato. Nello specifico l’art. 4 punto 2 afferma che: “qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione”.

L’amministratore svolgendo il duplice ruolo di rappresentante legale del condominio e di responsabile del trattamento dovrà rispondere di eventuali danni causati dal non corretto uso delle norme riguardanti il trattamento dei dati dei condòmini.

privacy in condominio, GDPR

Informativa

L’elemento in comune tra la vecchia e la nuova normativa sulla privacy riguarda l’informativa. Questa deve essere consegnata ad ogni condomino riportante: il nome e il cognome del titolare del trattamento (in questo caso l’amministratore) e i recapiti di quest’ultimo.

In linea generale l’informativa ha lo scopo di informare gli interessati circa:

  • le finalità per cui vengono trattati i dati;
  • le modalità del trattamento;
  • la obbligatorietà o facoltatività della consegna dei dati;
  • i soggetti che possono prendere visione dei dati;
  • l’ambito di diffusione dei dati;
  • il periodo di trattamento e di detenzione dei dati.

Consenso

Gli articoli 6,7,9 del Regolamento chiariscono che ogni operazione sui dati per scopi diversi da quelli indicati nell’informativa necessitano di un consenso. Se ciò non avviene ogni azione è considerata illecita e perseguibile.

Fanno parte della categoria che necessitano di consenso quei dati che vanno a rilevare: l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l’appartenenza sindacale, la salute, la vita o l’orientamento sessuale. Va infine richiesto il consenso se si volessero utilizzare i dati per scopi promozionali.

Responsabilità

Una delle innovazioni più grandi apportate dal Regolamento è il principio di responsabilizzazione (accountability) dei titolari e dei responsabili del trattamento dei dati.

Il titolare del trattamento dei dati “determina le finalità e i mezzi del trattamento dei dati personali”, mentre il responsabile del trattamento dei dati “tratta i dati personali per conto del titolare del trattamento”.

Spetta dunque al titolare del trattamento il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni normative. Deve inoltre essere in grado di dimostrare di avere adottato un processo complessivo di misure tecniche e organizzative per la protezione dei dati personali.

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Amministratore di condominio: requisiti, nomina e revoca

Amministratore di condominio: ha il compito di rappresentare tutti i condomìni che lo hanno eletto. Quale organo di rappresentanza è tenuto ad osservare alcune regole. Vediamo quali.

Requisiti dell’amministratore di condominio

L’articolo 71-bis della nuova legge n. 220/2012 elenca i requisiti necessari che ogni individuo deve possedere per ricoprire la carica di amministratore di condominio.

Nello specifico possono svolgere l’attività di amministratore di condominio coloro che:

  • “hanno il godimento dei diritti civili”: ovvero la piena capacità giuridica e cioè la libertà di compiere atti giuridici senza alcuna limitazione;
  • “non hanno avuto condanne penali”: ovvero coloro che non hanno commesso delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per altro delitto non colposo per il quale la legge prevede la pena di reclusione tra un minimo di due anni e un massimo di cinque anni;
  • “quelli che non sono stati sottoposti a misure di prevenzione definitive, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione”: l’autorità giudiziaria emette dei provvedimenti che mirano a contrastare la pericolosità di una persona;
  • “non hanno il proprio nome annotato nell’elenco dei protesti cambiari”: coloro cioè che non hanno pagato le cambiali;
  • “i non interdetti o inabilitati”: coloro cioè sottoposti a misure che limitano la libertà di individui con particolari patologie;
  • “possiedono il diploma di scuola secondaria di secondo grado”;
  • “hanno frequentato un corso di formazione iniziale e degli aggiornamenti periodici in materia di amministrazione condominiale”.

nomina amministratore di condominio

Nomina

La nomina dell’amministratore condominiale può avvenire in due ipotesi:

La prima ipotesi riguarda la nomina obbligatoria che prevede l’obbligatorietà di nomina di un amministratore in un edificio con un minimo di nove condòmini proprietari.

La seconda ipotesi  riguarda la nomina facoltativa che  prevede in sede assembleare la nomina di un amministratore che gestisca le parti comuni anche se l’edificio in questione non è un condominio. (numero di proprietari inferiore a quanto previsto dalla legge per costituire un condominio).

Ogni condomino prima di nominare un amministratore avrà il diritto di visionare le diverse candidature, ognuna delle quali dovrà presentare un preventivo per le sue prestazioni. Una volta individuata l’offerta più interessante si procederà con la nomina dell’amministratore condominiale attraverso la firma di un contratto di mandato.

Nel caso in cui l’assemblea non riesca a pervenire ad un nome sarà compito dell’Autorità Giudiziaria (art. 1129 c.c.) nominare l’amministratore di condominio.

Revoca

L’articolo 1129 c.c. stabilisce che in ogni momento del suo operato l’amministratore di condominio può essere revocato. La revoca avviene in due modi: attraverso l’assemblea con una decisione unanime dei condòmini (revoca assembleare); attraverso l’Autorità Giudiziaria con un ricorso da parte di alcuni condòmini (revoca giudiziaria). In quest’ultima ipotesi sarà compito dei condòmini che hanno fatto ricorso portare le prove di una cattiva gestione dell’amministratore che giustifichino la sua revoca.